giovedì 11 dicembre 2014

Il brigante Secola, nella bibliografia della storia del Risorgimento dei meridionalisti

“Il brigante Secola–La sanguinosa rivolta nel Fortore post-unitario” entra di diritto nella bibliografia della vera storia del Risorgimento. Il libro del baselicese Antonio Bianco contribuirà insieme a tanti altri titoli a riscrivere le pagine di storia relative all’Unità d’Italia. Il lavoro del giornalista fortorino racconta la storia “di un brigante per caso, muratore del Fortore”.

Le vicende di “un uomo che, come tanti, viene travolto dagli eventi, ma sono gli uomini come Secola i veri protagonisti della storia. La grande storia, quella raccontata dai vincitori, sovrasta e dimentica le ragioni dei vinti; per questo molto ancora andrebbe indagato, per capire le ragioni e le vicende di cui ancora oggi subiamo le conseguenze”. La storia del brigantaggio attraverso le gesta e le azioni di un muratore che provò a ribellarsi al nuovo oppressore, i piemontesi in questo caso. La reazione di chi si sentì tradito dalle promesse del liberatore, Garibaldi, e decise di riprendersi ciò che gli era stato tolto.

Un libro che racconta la storia dei vinti e che ha attirato su di sé le simpatie dei “meridionalisti” e dei cosiddetti briganti del web. “Il brigante Secola – La sanguinosa rivolta nel Fortore post-unitario” è stato inserito nell’elenco dei testi che raccontano il Risorgimento dal punto di vista delle popolazioni del Sud che subirono l’invasione dei Savoia. Un gruppo che è presente sul social network più frequentato, Facebook, e che si chiama appunto “Briganti”. Una pagina seguita da circa 180mila utenti del famoso social. Nell’elenco ci sono anche molti testi storici che fanno riferimenti storici e raccontano l’eccidio di Pontelandolfo e Casalduni.

(Tratto dal quotidiano Ottopagine)

mercoledì 10 dicembre 2014

“Petrolio, fermate questo scempio ambientale”

“Bisogna evitare questo disastro che uccide i nostri territori” ha affermato l’avvocato Antonio Romano, uno dei maggiori esponenti della protesta contro le estrazioni petrolifere in Basilicata, definendo i protagonisti di questo scempio dei “terroristi”.

“No Triv Sannio” e “Mo’ Basta Basilicata”, nell’incontro informativo promosso dall’ArciSbig a San Bartolomeo in Galdo, hanno spiegato alla platea i motivi del loro “no categorico” alle trivellazioni Nel Sannio e nell’Irpinia. L’avvocato Romano ha portato la testimonianza di una terra devastata, quelle della Val D’Agri e del Val Basento, a causa dei pozzi petroliferi che ormai da più di vent’anni estraggono l’oro nero.

“Oro che non ha arricchito la nostra regione, la Basilicata” ha detto Romano “la Lucania dovrebbe essere la regione più ricca d’Italia. Negli anni ‘60 Enrico Mattei aveva annunciato: richiamate i vostri mariti e i vostri padri. Oggi sono partiti i figli e anche i nipoti. I politici ci hanno mentito in questi anni e continuano a mentirci. Ci costringono ad andare via per fare i loro affari.”.

Un attacco durissimo alle istituzioni, soprattutto alle Regioni sul decreto Sblocca Italia. “Hanno l’obbligo giuridico di opporsi all’articolo 38 che è incostituzionale. Perché – ha continuato - un governo tiranno gli sta togliendo la possibilità di decidere su cosa accade in casa loro. Un provvedimento che contrasta con il capitolo V della Costituzione. La scelta del governo Renzi toglie la possibilità ai territori di decidere del loro futuro. In Val D’Agri si muore di tumori. I centri Oil come quello esistente in Basilicata in altri Paesi sono vietati”. L’esponete del movimento “Mo Basta” della Lucania, nel concludere il suo intervento ha lanciato un appello al Sannio e all’Irpinia: “No categorico alle estrazioni petrolifere”.

L’intervento dell’avvocato Romano è stato preceduto da quelli di Nicola Savoia e Vincenzo Amato del coordinamento “No Triv Sannio”. Savoia ha presentato il documentario “Oro Vero – Resistenze contadine alla devastazione del territorio”. Un video di Daniele Di Stefano, Giuseppe Orlandini e Roberto De Filippo che racconta le eccellenze e le bellezze dell’Irpinia messe a rischio dell’arrivo delle trivelle. “Stiamo assistendo ad un attacco dei territori – hanno spiegato i rappresentanti del movimento sannita contro le trivelle - messo in atto dalla potenza dei petrolieri. L’accelerazione da parte del governo sui progetti di ricerca di idrocarburi mette a rischio i nostri territori a causa dell’inquinamento rendendoli invivibili. Così si rischia di finire in balia della multinazionali che si arricchiscono con l’oro nero”.

Per i “No Triv” è necessario non abbassare la guardia e “incalzare le amministrazioni affinché si oppongano con tutti i mezzi che la normativa mette loro a disposizione”. E anche in questo caso non sono mancate stoccate a sindaci e amministratori locali sui ritardi e sulle modalità con le quali sono intervenuti per bloccare i progetti i progetti di ricerca di idrocarburi. Un incontro nel quale sono stati sviscerati, soprattutto dal punto di vista scientifico, tutte le criticità e le problematiche relative alle estrazioni petrolifere sui territori irpini e sanniti. Una realtà che da qui a qualche mese potrebbe “devastare i nostri territori a causa delle trivellazioni che sono processo industriale altamente impattante per le aree interessate. Una devastazione con costi ambientali altissimi, che arricchirebbe solamente le società estrattive, senza nessun beneficio per le comunità che ospitano i pozzi”. Insomma – come ha sottolineato un cittadino presente all’incontro – guadagno privato, danno pubblico.

(Tratto dal quotidiano Ottopagine)

lunedì 8 dicembre 2014

L’articolo 18 “medievale”. Seminario sullo Statuto del 1331

Lo statuto dei lavoratori redatto sette secoli fa nel Fortore sarà oggetto di un seminario scientifico promosso dalla Regione Molise e al quale parteciperà anche il comune di San Bartolomeo in Galdo e le Università di Bologna e del Molise. Ad annunciarlo è il vice presidente della giunta regionale molisana, Michele Pietraroia, che nelle scorse settimane, affrontando il tema del riforma del lavoro che in queste ore è al vaglio del Parlamento, aveva portato agli onori della cronaca la vicenda dello statuto che regolava i rapporti all’interno della prima comunità di San Bartolomeo in Galdo, nata intorno al 1300 per volere dell’abate Nicola da Ferrazzano, e nel quale era riportata una clausola che vietava il licenziamento senza giusta causa.

L’esponente molisano della sinistra Pd in una nota sottolinea come “la materia di stretta attualità merita di essere esaminata anche in chiave scientifica e culturale perché attiene alla dignità di ogni essere umano che non può essere discriminato nei suoi diritti fondamentali. La giusta causa nel licenziamento di un lavoratore presuppone uno Stato di Diritto che tutale ogni persona”. Ed è per questo che, secondo Pietraoia, “è necessario approfondire le ricerche storiche presso gli archivi del Muse dei beni Culturali di Napoli”.

Un approfondimento essenziale perché “la questione dell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori approvata nel 1970 travalica l’ambito giuslavorista e segna la distinzione tra la società dell’arbitrio fondata sulla legge del più forte ed un contesto sociale in cui la libertà di ogni individuo viene tutelata concretamente a partire dal diritto di non essere licenziato senza giusta causa esattamente come venne definito nell’Abbazia di Santa Maria del Gualdo (Foiano di Valfortore) nel 1331, in occasione della fondazione di San Bartolomeo in Galdo, con una proposta di statuto comunale approvata dal Re Roberto D’Angiò”.

Il seminario che servirà ad approfondire ciò che due abati molisani, erede dell’eremita Giovanni da Tufara, venerato nel santuario di Mazzocca, scrissero 7 secoli prima riguardo al divieto di licenziamento senza giusta causa, è previsto per il 12 dicembre prossimo. all’appuntamento saranno presenti oltre ai docenti delle Università di Bologna e Campobasso, anche gli esponenti regionali delle organizzazioni sindacali, l’arcivescovo di Campobasso, Giancarlo Maria Bregantini oltre naturalmente al comune di San Bartolomeo in Galdo.

(Tratto dal quotidiano Ottopagine/Benevento)
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