venerdì 10 ottobre 2014

Provinciali, la farsa del 12 ottobre

La supercazzola del secolo? L’abolizione delle Province. Enti considerati - a torto - spacciati dai giornali di regime. E così il 12 ottobre andrà in scena la farsa delle elezioni provinciali. Dove, dopo aver scippato il cittadino del proprio diritto al voto, la politica eleggerà se stessa. Con il decreto Delrio, infatti, presidente e parlamentino verranno eletti da consiglieri comunali e sindaci.

La chiamano elezione di secondo grado. Ma sta di fatto che la sovranità – quella che la Costituzione affidava al popolo – viene confiscata e d’ora in poi appartiene solo alla casta, la quale diventa sempre più autoreferenziale.

E dunque le elezioni diventano un vero e proprio suk dove tutti i giochi avvengono all’interno dei partiti e tra ras locali. Tutti contro tutti, ma passata la nuttata torneranno amici più di prima, c'è da scommettere. Le casacche politiche, quelle, appartengono al passato.

Intanto però al cittadino hanno raccontato la bufala della loro abolizione. Mentre di fatto mantengono le stesse competenze di prima su viabilità, formazione, scuola e ambiente.

E dunque gli elettori possono dire addio ai tempi passati quando i politici arrivavano - con codazzo di lacché e portaborse - sulle piazze dei paesi promettendo dal pulpito di tutto e di più.
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Ora il rinnovo del consiglio provinciale diventa - nell'indifferenza generale - un fatto per pochi, i quali continueranno a gestire il potere senza neppure avere il consenso popolare. E' la democrazia bellezza!

mercoledì 8 ottobre 2014

Eolico, il Comune di Baselice reclama la quota Imu dallo Stato

Tanti piccoli comuni italiani, prima dell'emanazione del DM 10/09/2010 "Linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili" hanno sottoscritto convenzioni con società del settore eolico per ospitare impianti per la produzione di energia elettrica.

Questi piccoli comuni hanno puntato sull'eolico sia per abbattere l'inquinamento in termini di minor emissioni di CO2 nell'atmosfera che per incrementare le entrate proprie e sopperire quindi al minor gettito derivante dalle continue riduzioni dei trasferimenti statali. Hanno tentato quindi di garantire i servizi essenziali senza incrementare la locale pressione fiscale, nel tentativo di contenere lo spopolamento che sempre di più investe i nostri comuni.

Quindi, fino all'emanazione del DM 10/09/2010, i comuni hanno potuto ottenere benefici in merito a :
1) Canoni di fitto dei terreni;
2) Royalty da parte delle società basati su percentuali dei ricavi prodotti;
3) Contributi economici per manifestazioni;
4) Utilizzo di imprese locali per la realizzazione e manutenzione degli impianti;
5) Imposta comunale sugli aerogeneratori (Imu)

Gli impianti eolici hanno offerto alle casse dei Comuni, piccoli e con bilanci esigui, un gettito annuo di migliaia di euro.

Alcuni Comuni riescono ad utilizzare questo introito per il miglioramento della qualità dei servizi o per realizzare infrastrutture, mentre la stragrande maggioranza, sopraffatta dai continui tagli e dai vincoli di spesa (il famoso patto di stabilità) deve utilizzare tali proventi per far fronte alle spese correnti un pò per scelta ed un pò per obbligo.

Con l'emanazione del DM 10/09/2010 i Comuni si sono visti privati, relativamente ai nuovi impianti eolici, delle cosiddette "Royalty" (Aboliti per Legge), dalle quali giungeva la quota maggiore delle entrate eoliche, e giusto per penalizzarli ancora di più, lo Stato, con la Legge di stabilità 2013, incamera tutta la quota Imu (degli impianti eolici) proveniente dall'aliquota di base (0,76 %).

In pratica, un Comune che applica l'aliquota di base non incasserà nulla in termini di Imu.

In sintesi i Comuni si vedono TOTALMENTE PRIVATI di una importante risorsa economica, sia in termini di royalty per i nuovi impianti (D.M. 10/09/2010) che in termini di IMU (Legge 24/12/2012 - n. 228).

Il Comune di Baselice ha deciso di aderire (vedi delibera n. 122 del 03/10/2014) all'iniziativa partita da un Comune in provincia di Salerno (Leggi Relazione) con la quale si chiede al Ministero dell'Economia e delle Finanze di modificare gli articoli di Legge interessanti le aliquote IMU in modo da lasciare interamente ai Comuni, e non riservare allo STATO, la quota relativa all'aliquota base (0,76%).

(Fonte: amministrazione-comunale-baselice.blogspot.it)

lunedì 6 ottobre 2014

Il Consiglio di Stato boccia il ricorso contro le trivellazioni

Il Consiglio di Stato spunta una delle frecce all’arco della protesta contro le trivellazioni petrolifere. La Seconda sezione presieduta da Antonio Catricalà ha espresso parere negativo in merito al ricorso al Capo dello Stato presentato nel 2013 da alcuni amministratori di Comuni e Comunità montane del Tammaro e del Fortore contro il progetto di ricerca di idrocarburi «Pietra Spaccata». Oltre 300 chilometri quadrati di intervento che si snodano tutti all’interno del territorio provinciale beneventano toccando 18 comuni.

Proponente la società britannica «Delta Energy». Una iniziativa giudicata gravemente dannosa per le comunità coinvolte e pertanto gli amministratori riuniti nel «Protocollo d’intenti» lo scorso anno si appellarono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere l’annullamento del decreto dirigenziale numero 601 emesso il 14 dicembre 2012 dalla Regione Campania che aveva concesso valutazione di impatto ambientale favorevole alla ricerca di idrocarburi nella zona (...).

La bocciatura. Per i giudici di Palazzo Spada, le eccezioni sollevate dal ricorso «non colgono violazioni di carattere formale giuridicamente rilevanti e rilevabili, ma intendono duplicare la valutazione tecnica svolta dall’apposita commissione nel rendere il giudizio di compatibilità ambientale».

Una stroncatura netta, dunque, perchè il Consiglio di Stato ha sostanzialmente considerato del tutto fuori luogo l’azione dei sindaci che con il ricorso intenderebbero sostituirsi alla commissione tecnica di valutazione. Quanto alla istanza finalizzata a un pronunciamento Via unico, avanzata dai ricorrenti, i giudici definiscono «non condivisibile la pretesa necessità di una Valutazione di impatto ambientale unitaria, dal momento che le operazioni di prospezione geofisica del territorio risultano distinte ed autonome rispetto alle operazioni di perforazione». Tesi questa più volte sostenuta pubblicamente anche dai vertici della Regione Campania che appare però decisamente in contraddizione con la logica: le ricerche senza perforazioni non avrebbero alcun senso (...).

I proponenti. Il ricorso era presentato dai sindaci di Campolattaro (Pasquale Narciso), Fragneto Monforte (Raffaele Caputo), Pesco Sannita (Antonio Michele), Fragneto L’Abate (Nunziatina Palma), Reino (Antonio Verzino), Baselice (Domenico Canonico), Pago Veiano (Mauro De Ieso), Sassinoro (Pasqualino Cusano), Santa Croce del Sannio (Antonio Di Maria), quest’ultimo pure nella qualità di presidente della Comunità montana Titerno-Tammaro. Sul ricorso anche le firme dei consiglieri di San Marco dei Cavoti Domenico Costanzo e Valentino Castello, dell’assessore alla Comunità montana Innocenzo Pugliese, e di Liano Antonio Boffa, Cristoforo Tatavitto, Ester D’Afflitto, Luigi Caretti.

(Per leggere l'articolo completo clicca qui sotto)

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