venerdì 3 ottobre 2014

Fortore, il sistema sanitario smantellato nel silenzio

di Leonardo Bianco

Quale Sanità nel Fortore? E’ l’interrogativo che in questi giorni molti si pongono dopo le polemiche sulla nuova riorganizzazione del sistema di emergenza territoriale. In un territorio dove oltre il 60% della popolazione è anziana, la salute sembra sempre più un optional e non un diritto da tutelare. Negli ultimi anni, a causa della crisi e soprattutto per i tagli della Regione Campania, la spesa farmaceutica è calata del 35% circa. E sono soprattutto gli anziani a rinunciare alle cure e alle visite specialistiche. Vi rinunciano perché non è più possibile usufruire del servizio poliambulatorio dell’Asl di San Bartolomeo.

Negli ultimi anni sono venute meno, a causa dei tagli o del mancato rinnovo delle convenzioni, le visite specialistiche come fisiatria, cardiologia, oncologia (patologia che negli ultimi anni è aumentata nel territorio fortorino), chirurgia e ultima in ordine di tempo anche ortopedia. E laddove qualche specialista è rimasto i tempi di attesa sono di circa tre mesi. La struttura di San Bartolomeo in Galdo inoltre è dotata anche di un reparto di radiologia che, però, stando alle testimonianze di molti utenti e anche di molti addetti ai lavori, funziona a singhiozzo. Spesso la strumentazione in dotazione alla struttura è fuori servizi per guasti e come se non bastasse a farla funzionare c’è un solo tecnico radiologo.

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benevento.ottopagine.net

giovedì 2 ottobre 2014

Fondi europei, un'occasione persa per il Fortore

Pubblichiamo una interessante riflessione postata sulla propria pagina Facebook dal vicesindaco di Foiano Giuseppe Ruggiero.

"L'incapacità della Regione Campania - scrive l'esponente locale del Partito democratico - di spendere i fondi europei da noi assume aspetti drammatici. Il Fortore ha perso grandi occasioni. Non siamo stati protagonisti di nessun GAL (Gruppo di azione locale), non abbiamo visto il riconoscimento del PIF (Programmi di filiera integrati). Si tratta di forme diverse nell'accesso ai fondi europei, che vedono il coinvolgimento di attori pubblici e privati. Nella prossima programmazione europea sono previsti i distretti rurali, agroalimentari di qualità e di filiera, e il Fortore non può non candidarsi. Già da subito dovremo mettere in campo un'idea di sviluppo del nostro territorio, che sia forte e capace di resistere anche alla volontà delle lobby dell'associazionismo agricolo, complici anch'esse del fallimento dei progetti messi in campo fino ad ora nel nostro territorio. L'aver perso sia la possibilità di attingere ad importanti risorse all'interno di un GAL o di un PIF dimostra che qualcosa non funziona nella regia e negli attori fin qui messi in campo. Lo stesso vale per il distretto tessile di San Marco dei Cavoti, di cui spesso si ci ricorda solo per la nomina del presidente".

E fin qui nulla da eccepire, ma quando passa a considerazioni prettamente politiche, il ragionamento diventa a nostro avviso fazioso e di parte - d'altro canto non poteva essere così, dato che il vicesindaco è candidato pidino alle elezioni provinciali del 12 ottobre -, dimenticando che il suo partito negli ultimi anni ha governato Regione e Provincia, e quindi essere parte del problema.

"La nuova Provincia - conclude Ruggiero - avrà l'onere di dare spazio a quelle aziende che hanno avuto la forza di resistere in un momento drammatico come questo. Credo che sia definitivamente chiusa la stagione dei consigli di amministrazione decisi dall'alto".

mercoledì 1 ottobre 2014

Migranti ieri e oggi

Le strade del quartiere dove sono cresciuto, d’inverno erano un vero e proprio pantano. Qui durante le belle giornate estive uno nugolo di ragazzini si ritrovava nel sogno di diventare calciatore. Oggi la maggior parte di loro è emigrata. Il sogno è svanito, le strade sono state asfaltate e pavimentate, ma nel quartiere non si sentono più le urla di quella gioventù spensierata e felice. Le vie sono vuote, le case chiuse, abbandonate, si continua maledettamente a partire.

L’emigrazione, iniziata con l’Unità d’Italia, è cambiata anche qui, non si va più via con una valigia di cartone ma con trolley con dentro spesso una laurea. Solo pochi, soprattutto anziani, ricordano quei 33 giovani che per sfuggire alla miseria decisero di valicare le Alpi clandestinamente, attraversare il confine Italo-francese a piedi. Oggi come allora. Cambia il colore della pelle, nulla più. Oggi come allora ci sono i trafficanti di carne umana. Non interessa se i migranti annegano nelle acque gelide del Canale di Sicilia. Business is business.

Uno di questi mercanti arrivò nel 1949 al mio paese e promise a quei 33 giovani un futuro migliore in terra straniera. Bastava solo pagare, che per i più poveri significava vendere le poche cose che si possedevano, raggranellare qualche lira e via a prendere il treno della speranza.

Intanto, l’uomo venuto dal nulla se l’era squagliata con i soldi di quei poveretti, abbandonandoli alla stazione di Torino. Molti di loro però decisero di raggiungere la vicina Francia - come dicevo - a piedi, mentre qualcuno se ne tornò a casa deluso, amareggiato. La storia spesso si ripete non come farsa ma come tragedia.


trenta-tre ggiune, trenta-tre ggiune
li mègghje mègghje de lu pajése,
se ne partènne a la 'mmecciunne,
a musse longhe e facce appése


tratto dall'opera Lu viàjje 'nvacànte di Alfonso Mascia

lunedì 29 settembre 2014

DECRETO “SBLOCCA ITALIA – DISTRUGGI L’ITALIA”: UN ATTACCO ALL’AMBIENTE SENZA PRECEDENTI. APPELLO PER LA MOBILITAZIONE

Un attacco all’ambiente del nostro paese senza precedenti e definitivo: è il cosiddetto Decreto “Sblocca Italia” varato dal Governo Renzi il 13 settembre scorso.
Un provvedimento che condanna il Belpaese all’arretratezza di un’economia basata sul consumo intensivo di risorse non rinnovabili e concentrata in poche mani. È un vero e proprio assalto delle trivelle al mare che fa vivere milioni di persone con il turismo; alle colline dove l’agricoltura di qualità produce vino e olio venduti in tutto il mondo; addirittura alle montagne e ai paesaggi sopravvissuti a decenni di uso dissennato del territorio. Basti pensare che il Governo Renzi rilancia le attività petrolifere addirittura nel Golfo di Napoli tra Capri ed Ischia!.

Si arriva al paradosso che le produzioni viti-vinicole, il nostro paesaggio e in generale il nostro territorio e i tanti impianti e lavorazioni che non provocano inquinamento, compresi quelli per la produzione energetica da fonti rinnovabili, e su cui si fonda la nostra economia non sono attività strategiche a norma di legge mentre lo sono i pozzi e l'economia del petrolio che sono causa dei cambiamenti climatici e di un pesante inquinamento e su cui fanno grandi profitti poche multinazionali.

Mentre il mondo intero sta cercando di affrancarsi da produzioni inquinanti e la stessa fondazione Rockefeller ha appena annunciato di abbandonare gli investimenti nel settore petrolifero, il Governo Renzi per i prossimi decenni intende avviare la nostra terra su un binario morto dell’economia. La deriva petrolifera, è il caso della Basilicata, non ha portato alcun vantaggio ai cittadini, ma ha costituito solo un vincolo negativo rispetto ad altre iniziative legate ad un’economia diffusa.

Nel Decreto il futuro della gestione dei rifiuti è affidato alle ciminiere degli inceneritori, quando il mondo intero punta sull’economia del riciclo e del riutilizzo e alla prevenzione nella produzione dei rifiuti. Tante città e comuni italiani hanno raggiuntò percentuali del 70-80% di raccolta differenziata coinvolgendo la comunità intera dei cittadini nella corretta gestione dei rifiuti. Bruciare i rifiuti significa non solo immettere nell’ambiente pericolosissimi inquinanti producendo ceneri pericolosissime, ma trasforma in un grande affare concentrato in poche mani quella che potrebbe essere una risorsa economica per molti.

La grandi opere con il loro insano e corrotto ciclo del cemento continuano ad essere il mantra del Governo per lo sviluppo, mentre interi territori aspettano il risanamento ambientale con bonifiche reali e non fondate su certificazioni sulla carta rese possibili da norme con cui si cerca continuamente di mettere la polvere tossica sotto al tappeto.

Addirittura il “sistema Mose” diventa la regola, con commissari e general contractors che gestiranno grandi aree urbane in tutto il Paese.
Questo Decreto anticipa nei fatti le peggiori previsioni della modifica della Costituzione; accentra il potere escludendo le comunità locali da qualsiasi forma di partecipazione alla gestione del loro territorio.

Riteniamo che il Parlamento debba far decadere le norme di questo Decreto chiarendo che le vere risorse strategiche del nostro paese sono il nostro sistema agro- ambientale, le forme di economia diffusa, dal turismo all’agricoltura, dalle rinnovabili diffuse alle filiere del riciclo e del riutilizzo.

Per questa ragione le nostre organizzazioni intendono promuovere un impegno affinché la bellezza del paese non sfiorisca definitivamente, sacrificata sull’altare degli interessi di pochi petrolieri, cementificatori e affaristi dei rifiuti e delle bonifiche.
In particolare esse intendono organizzare:

a) un’iniziativa comune a Roma da svolgersi in più giorni, da lunedì 13 a venerdì 17 Ottobre davanti a Montecitorio; un presidio “a staffetta” in cui i comitati di giorno in giorno difenderanno la loro terra
b) un appello a tutti i cittadini affinché scrivano ai parlamentari e alle istituzioni territoriali per far prendere posizione contro i contenuti del Decreto;

c) iniziative di comunicazione e partecipazione dei cittadini sui social network, incontri territoriali e dossier comuni per sensibilizzare l’opinione pubblica e la stampa sulle conseguenze del Decreto e dell’economia che propugna.

PRIMA DELL’ADESIONE LEGGERE ATTENTAMENTE QUI SOTTO!
Per coprire un giorno di presidio servono minimo 50 persone. Gli attivisti della capitale potranno assicurare esclusivamente un appoggio logistico, per cui il presidio potrà essere realizzato solo se i comitati dei territori porteranno un numero sufficiente di persone nella capitale.

PERTANTO SI RICHIEDE LA MASSIMA RESPONSABILITA’ NELL’INDICARE LA POSSIBILITA’ O MENO DI COPRIRE UN GIORNO INTERO.
Qualora sia impossibile per un’organizzazione garantire 50 persone si provvederà a riunire più comitati nello stesso giorno.
Quindi si chiede ad ogni organizzazione/regione di indicare entro martedì 30 sttembre quante persone può REALISTICAMENTE mobilitare su Roma, dando il giorno preferenziale tra il 13 e il 17.
Martedì 30 settembre ore 19:00 ci sarà una skype call tra referenti di singole organizzazioni/regioni per decidere definitivamente sulla mobilitazione e discutere le singole iniziative da un punto di vista organizzativo.
INVIARE ADESIONI A: segreteriah2oabruzzo@gmail.com

No triv Sannio
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