venerdì 25 luglio 2014

Musica tra le porte con i russi

lunedì 21 luglio 2014

Petrolio nel Sannio, i No Triv: 'C'è chi tratta con FederPetroli'. Replica a Renzi: 'Meno male che esitono i comitatini'

Postiamo un'interessante intervista rilasciata al quotidiano online "Ilquaderno.it" da parte del comitato No triv Sannio

La corsa all’oro nero nel Beneventano era già cominciata proprio con i progetti della Delta Energy ltd e la Italmin Exploration hanno presentato negli scorsi anni e vanno a ricollegarsi alle esplorazioni già effettuate negli anni 90. Dopo alcune preoccupanti dichiarazioni del Presidente del Consiglio Renzi sul caso, abbiamo contattato e posto delle domande al Comitato No Triv Sannio, che da tempo si batte per la tutela del territorio.

"È impossibile andare a parlare di energia e ambiente in Europa se nel frattempo non sfrutti l’energia e l’ambiente che hai in Sicilia e in Basilicata". È questo il passaggio incriminato che il premier Renzi fa durante l’intervista rilasciata al Corriere della Sera. Cosa rischia il Sannio, se va in porto il progetto di rilancio della produzione petrolifera in Italia? I progetti denominati: Santa Croce, Case Capozzi e Pietra Spaccata, potrebbero essere resi esecutivi?

"Innanzitutto è bene precisare che i progetti presentati sono 4 ai tre menzionati va aggiunto quello denominato Nusco2 e che interessa in minima parte il territorio sannita. Questo progetto è in fase avanzata. In questi giorni alla Regione Campania si svolgerà la conferenza di servizi e successivamente la stessa Regione esprimerà il suo parere. In particolare dovrà dichiarare il proprio assenso o meno alla perforazione del pozzo esplorativo 'Gesualdo'. Il pozzo è a circa 300 metri dal centro dell’abito del Comune di Gesualdo. Rappresenta sicuramente un punto di svolta nel panorama delle trivellazioni in Campania, in quanto dalla fine degli ’90 circa nella nostra Regione non si estraggono idrocarburi dal sottosuolo. Tra gli anni 60 e 90 furono trivellati circa 13 pozzi, e prevalentemente ubicati tra le province di Benevento e Avellino. I risultati sono ben evidenti: occupazione praticamente nulla e conseguenze ambientali 'devastanti'.

Infatti la stessa Regione Campania nel 2005 ha incluso “tutte” le aree dove si sono praticate perforazioni petrolifere, nel Piano di bonifica dei siti inquinati. In più le ha “vincolate", vietando qualsiasi attività agricola a scopo umano, nel raggio di 1 km dall’intorno del pozzo. Il Sannio, ha ancora zone di pregio dal punto di vista naturalistico, paesaggistico e agricolo che andrebbero valorizzate, invece attività legate alle estrazioni petrolifere sicuramente ne dichiarerebbero la morte in tutti i sensi. La vicina regione Basilicata e la più distante Sicilia, dimostrano che gli impatti legati a queste attività sono elevatissimi e i “presunti“ vantaggi non si vedono (quelli infatti sono riservati solo ai petrolieri!!). Sono tra le regioni più povere d’Italia con tassi di disoccupazione elevati . In Basilicata, si è assistito nel corso di questi ultimi anni alla chiusura di molte aziende agricole. E’ questa la fine che vogliamo far fare al nostro territorio? Svenderlo per un piatto di lenticchie e rendendolo del tutto invivibile? A riprova di quanto detto, prima, basti pensare alle dichiarazioni del presidente Federpetroli Marsiglia: "(…), vogliamo portare a conoscenza che negli ultimi mesi, le Pubbliche Amministrazioni Locali di regioni come l'Abruzzo, il Molise, la Campania ed altri, con impegno e disponibilità, stanno contribuendo ad un dialogo interessante e costruttivo con FederPetroli Italia su cosa l'industria petrolifera vuole realizzare e, diversamente da come sono state ultimamente pubblicizzate alcune azioni politiche ostative alle attività petrolifere".

A seguito di queste affermazioni, bisogna domandare ai nostri Amministratori locali (Regione e Comuni) chi sta 'trattando' con FederPetroli a nostra insaputa. Le prospettive sono quelle di sfruttare un territorio, per pochi anni. Infatti i giacimenti potenziali individuati, garantirebbero estrazioni al massimo della loro potenzialità e sfruttamento per circa 5-7 anni. E dopo che si fa? Si dovrà risanare e bonificare un ambiente completamente degradato e stravolto, con costi economici – sociali e sanitari che graveranno, come al solito su tutti noi".

Sembra inoltre che il premier non abbia paura dei “tre o quattro comitatini” e delle loro reazioni...

"Se non ci fossero i comitati e comitatini, non ci sarebbe stata nemmeno l’informazione e l’interessamento al problema. E’ chiaro che ciò, ha dato e dà fastidio. Chi mai delle Istituzioni si è preoccupato di informare e coinvolgere i cittadini di quel che sta per accadere sul proprio territorio? Quali organismi, anche tecnici si sono studiati le carte di questi progetti? Si deve ricordare che i progetti presentati, devono per legge seguire un preciso iter, compreso la pubblicizzazione. Molti Comuni, interessati, li avevano 'dimenticati'” nei cassetti per evitare che si facessero osservazioni nei tempi stabiliti dalle normative. Per ben 3 progetti: Pietra Spaccata – Santa Croce e Nusco i termini per presentare osservazioni ai progetti “preliminari” da parte sia degli Enti pubblici che di soggetti portatori di interesse e quindi i cittadini, erano scaduti. Quei progetti risalgano ai primi anni del 2000. I comitati e i comitatini, hanno il vizio di studiare bene le carte e chiedere specifiche documentazioni, per poter poi presentare osservazioni e fare corretta informazione, smentendo con dati di fatto chi ci accusa di essere 'No a prescindere' e di essere affetti dalla sindrome NIMBY (non nel mio giardino). Questi compiti dovrebbero essere assolti dagli organismi tecnico-amministrativi istituzionali, che dovrebbero, tutelare i diritti e gli interessi delle comunità e non delle lobbies.

Benevento, Foiano di Val Fortore, Molinara, Montefalcone di Val Fortore, Castelfranco in Miscano, Ginestra degli Schiavoni, San Giorgio la Molara, Buonalbergo, Pago Veiano, Pesco Sannita, Fragneto l'Abate, Fragneto Monforte, Pietrelcina, Paduli, Sant'Arcangelo Trimonte, Apice, San Nicola Manfredi, San Giorgio del Sannio, Baselice, Campolattaro, Casalduni, Castelpagano, Circello, Castelvetere di Valfortore, Colle Sannita, Morcone, Pontelandolfo, Reino, San Giorgio la Molara e San Marco dei Cavoti. La lista dei comuni già messi in lista per essere sventrati dalle trivelle è lunga come si può vedere, a loro potrebbero aggiungersene altri nella zona Telesina e Matesina?

Al momento non si hanno notizie di progetti, interessanti queste aree. Ma è chiaro dobbiamo stare sempre molto attenti.

Il Fatto Quotidiano non meno di un anno fa scrisse che Edwin Cartlidge giornalista di Science (rivista scientifica americana), nel suo articolo “Human Activity May Have Triggered Fatal Italian Earthquakes“: nel quale analizzava il rapporto redatto dalla commissione internazionale Ichese, abbia rilevato un possibile nesso tra trivellazioni e fenomeni sismici, in particolare quello avvenuto nel 2012 in Emilia. Il Sannio è una zona ad alta sismicità: potrebbero compromettere il già precario equilibrio?

Riteniamo, come comitato, che sia doveroso fare una corretta informazione. La questione legata a possibili inneschi di terremoti derivanti da attività estrattive non è ad oggi ancora data per certa e il mondo scientifico ancora è diviso su questi punti. Le attività petrolifere sicuramente inducono effetti di microsismicità , il dire poi che possono scatenare terremoti catastrofici è molto azzardato. La nostra Regione è di per sé caratterizzata da eventi sismici particolarmente intensi , ma questo dipende , principalmente ,dalla storia geologica del nostro territorio. Certo, però, per un principio di precauzionalità ( contemplato nelle nostre normative ) , sarebbe opportuno avere prima dati sufficienti, per escludere e dare certezza a tutti noi che determinate attività non comportino disastri

Zone quelle sannite, già interessate dai fenomeni di trivellazioni esplorative negli anni 80/90 seguite dal presunto (non provato) sversamento di materiale e liquidi inquinanti “mineralizzati” per la chiusura degli stessi. Qual è la verità?

"La verità è che come detto prima, la regione Campania ha ritenuto questi siti contaminati! Cosa sia successo, dopo la chiusura dei pozzi, purtroppo, non abbiamo elementi di valutazione. Sarebbe doveroso e auspicabile che le Istituzioni sia pur in “colpevole“ ritardo appurino compiutamente la questione. Dobbiamo ricordare che la Provincia di Benevento il Pres. A. Cimitile, circa due anni fa, promise 'una borsa di studio' all’Università di Benevento per studiare gli impatti derivanti da attività petrolifere. E’ rimasta al momento lettera morta".

Sappiamo bene, che le trivellazioni vengono effettuate con delle sostanze nocive. Sappiamo bene, che tali sostanze potrebbero pericolosamente inquinare le falde acquifere, e questo è già sufficientemente adatto per distruggere ecosistema economia e salute. Quello che ci preme però ancora più fortemente è sapere dove questi fanghi pericolosi, regione la Campania priva di discariche per rifiuti speciali di questo genere, verranno smaltiti.

"L’attenzione riteniamo sia da legare agli impatti ambientali che le attività petrolifere generano e che possiamo dire sono tra i più forti e che sono documentati. La casistica mondiale è enorme. Abbiamo impatti sulle matrici aria – acqua suolo, sia durante le fasi di perforazione che durante tutto il ciclo produttivo. Le attività legate all’estrazione di idrocarburi e più in generale di tutta l’industria petrolifera, sono caratterizzate proprio dalll’altissima probabilità di contaminazione. Vi sono pubblicazioni scientifiche e rapporti ufficiali che documentano come in tutto il mondo vi siano inquinamenti derivanti da queste attività. Noi abbiamo normative poco attente e per nulla rispondenti alla vera tutela dell’ambiente e della salute umana. In Campania, poi viviamo di paradossi specie per il settore rifiuti. E’ di qualche giorno fa tra l’altro la dichiarazione del Sen. Petrocelli a valle dell’incontro che la Commissione Industria del Senato ha avuto in Basilicata coi dirigenti Eni. Ha detto che i reflui provenienti dalle estrazioni petrolifere vengono stoccati nei seguenti siti: Tecnoparco, in Valbasento Lamezia Terme (Cz), un sito in Campania e un sito in Abruzzo. Nulla di più è dato sapere".

(Il quaderno.it)

Petrolio nel Sannio, i No Triv: 'C'è chi tratta con FederPetroli'. Replica a Renzi: 'Meno male che esitono i comitatini' 

Arturo Giovannitti, poeta molisano che ipnotizzò gli Usa come Sacco e Vanzetti

Prima di Sacco e Vanzetti ci fu Arturo Giovannitti. Molisano nato nel 1884, studiò alla Columbia University, lavorò nelle miniere di carbone della Pennsylvania e fu grande attivista e oratore nelle lotte operaie d’oltreoceano.
Per lui il destino fu più clemente, rispetto a Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti: durante il grande sciopero di Lawrence nel Massachusetts del 1912 fu accusato e incarcerato – insieme a Giuseppe Ettor e all’operaio Joseph Caruso – per l’assassinio della sedicenne Anna LoPizzo, operaia tessile, morta, in realtà, per gli scontri con le forze dell’ordine. 
Il caso suscitò grande clamore nell’opinione pubblica statunitense; gli Stati Uniti d’America parlavano di Arturo Giovannitti, l’italiano, l’oratore; era colpevole? Era innocente.
Giovannitti finì in carcere per qualche mese, poi fu scagionato.
Il periodo dietro le sbarre, per Arturo, – sguardo profondo, naso triste da italiano allegro – fu artisticamente proficuo. Nacque il poema “The Walker”, il camminatore: vi echeggiavano i passi ipnotici, fantasmatici, dell’uomo al piano di sopra. Camminava, camminava, e nella piccola cella i passi erano un incubo e un sogno al tempo stesso.
Tanto altro scrisse Giovannitti e la sua opera poetica incontrò grande fortuna: alcuni critici lo paragonarono a Shakespeare.
Oggi in Italia è possibile leggere la sua opera nel volume Parole e sangue (a cura di Martino Marazzi, Cosmo Iannone Editore 2005):
Al di sopra del mio capo, odo il rumore dei passi, tutta la notte.
Avanti e indietro; vanno e vengono…
Ancora… ancora… ancora… ancora…
Tutta la notte; tutte le notti…
Un’eternità nei quattro passi che vanno; un’eternità nei quattro passi che tornano; e nei brevi, sempre uguali intervalli pesa il Silenzio, la Notte, l’Infinito.
Ché infiniti sono i nove piedi di una cella di prigione, e senza fine è la marrcia di colui che cammina, tra il muro di mattoni gialli ed il roso cancello di ferro, ingenerando pensieri che non si possono ammanettare; che non si possono segregare, perché errano lontano, nella luce solare del mondo, ed ognuno di essi va peregrino verso la meta del suo destino.
Morirà povero, nella sua casa del Bronx, a New York, il 31 dicembre 1959. Due giorni dopo, in Italia, morirà Fausto Coppi a Tortona, dopo un’infezione di malaria non diagnosticata.
Si aprivano così, senza un poeta, senza un campione, gli anni Sessanta.
Arturo Giovannitti, poeta molisano che ipnotizzò gli Usa come Sacco e Vanzetti - Il Fatto Quotidiano
Google