sabato 21 settembre 2013

Terra dei fuochi, la strage dei bambini - Video - Corriere TV

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Terra dei fuochi, la strage dei bambini - Video - Corriere TV

Gaetano Rivezzi muove l’indice su e giù seguendo la tendenza di istogrammi che rappresentano la sintesi di un olocausto. Il neonatologo in servizio all’ospedale di Caserta è il coordinatore dei medici per l’ambiente campani. La prima fila scientifica di un fronte di protesta molto vasto, che, urlando nel deserto dell’indifferenza di politica e istituzioni, da anni denuncia il massacro continuo provocato dal pesante inquinamento a nord di Napoli, da Nola a Villa Literno. «Nell’Asl Napoli tre, quella di San Giorgio a Cremano, Pomigliano, Nola – spiega Rivezzi - nel 2009 le esenzioni 048, quelle per i pazienti affetti da tumori, erano 111. Nel 2012 sono diventate 266. Nel solo distretto di Frattamaggiore, che conta oltre centomila abitanti, si va dai 136 di 4 anni fa ai 420 dell’anno scorso». È la terra dei fuochi, oltre 3500 roghi di scarti industriali e rifiuti tossici nel solo 2012. Ma è anche la terra dei rifiuti tossici smaltiti illegalmente dalla camorra e da società finite sotto processo e condannate per traffico di scorie pericolose: oltre 300 mila tonnellate di scarti tossici provenienti dalle aziende del Nord «interrati» nel solo 2002 secondo le indagini della Procura di Napoli. Ed è infine la terra dei tumori.

L'ALLARME DI ACERRA - Domenica scorsa ad Aversa 3.500 persone hanno sfilato in silenzio, e tutte vestite a lutto, per denunciare l'avvelenamento della propria terra. Le campane delle chiese hanno suonato a morto durante tutto il corteo, guidato dal vescovo. Ad Acerra, città di 55 mila abitanti a ridosso dei monti Lattani, nell'ultimo mese ha destato sconcerto e paura nella popolazione la circostanza che quattro bambini hanno contratto la medesima terribile malattia, il medulo blastoma, una forma di tumore al cervello che per quanto molto diffusa, ha comunque un incidenza di 2 casi ogni 100 mila bambini. Una prima manifestazione si è tenuta lo scorso 7 settembre. La prossima è fissata il 21, una fiaccolata. «I tumori cerebrali sono le più comuni neoplasie solide dell'infanzia - spiega ancora Rivezzi - e sono la prima causa di morte per cancro nei bambini. Di solito si attribuisce “al destino” l’insorgere di questa patologia. Eppure in un recente studio scientifico internazionale pubblicato su Current Neurology and Neuroscience le cause vengono riportate ad alterazioni epigenetiche. Che come è noto sono molto sensibili agli stress ambientali».

LA STRADA DEI VELENI - Il Pcb, policlorobifenile, è una sostanza oliosa a grande stabilità chimica utilizzato per le condutture elettriche dell'alta tensione. Nel 1983 è stata dichiarata sostanza illegale in Italia perché altamente tossica. È un cancerogeno certo, ovvero la semplice esposizione diretta è causa primaria di neoplasia. Anche per questo motivo smaltirla costa parecchio. Ed è per questo motivo che la criminalità organizzata si è subito buttata sull'affare. Il pentito di camorra Gaetano Vassallo ha raccontato di aver spalmato come ammendante nelle campagne migliaia di tonnellate di Pcb. I camion di Gomorra Spa percorrevano la statale 162 che attraversa tutta la regione da Acerra (appunto) al litorale domizio. Ad ogni svincolo «libero» da testimoni scomodi, uscivano e sversavano. «Guarda caso oggi - spiega Antonio Marfella, a sua volta uno dei medici per l'ambiente - lungo il tragitto di questa strada si concentra il maggior numero di discariche abusive e i più alti picchi di incidenza tumorale e mortalità».

I ROGHI - Chiuso il traffico di rifiuti, di cui da ultimo ha parlato il pentito Carmine Schiavone in un'intervista a SkyTg24, sono cominciati i roghi. Cumuli di rifiuti urbani, ma molto spesso anche di residui industriali, dati alle fiamme perché in larga parte provengono da aziende illegali. Il cui fumo si spande l'atmosfera avvelenandola con la diossina nelle periferie delle città, ai bordi delle strade meno trafficate o addirittura in aperta campagna. Di giorno e di notte, dai palazzi più alti, ma anche dalla strada, è possibile osservare le colonne di fumo che si alzano sulla terra avvelenata. Angelo Ferillo, blogger e ambientalista, da anni cura un sito per segnalare gli «avvistamenti». Un lavoro simile, ma messo in atto in particolare nel Nolano, lo portano avanti i ragazzi di Rifiutarsi. È da qualche anno attivo anche un coordinamento dei comitati civici, ispirato dall'instancabile opera di sensibilizzazione del parroco di Caivano don Maurizio Patriciello. E anche in questo caso è stato attivato un servizio online di segnalazione dei roghi. Alla fine si è mosso anche il ministero dell'Interno. Dallo scorso dicembre un prefetto è stato incaricato di coordinare le operazioni. Si chiama Donato Cafagna. Da quando si è insediato i roghi sono calati quasi del 50%: Nei primi sei mesi del 2012 erano 2110, nello stesso periodo del 2013 sono 1142. «Non ci siamo limitati a spegnere gli incendi - spiega Cafagna -. Gran parte dei roghi sono alimentati da rifiuti speciali e industriali, provenienti da industrie illegali. E allora facciamo prevenzione in questo senso: gli interventi ad oggi sono oltre 3100». I roghi possono essere catalogati per materiale bruciato. Nella zona vesuviana, nota per le sue camicerie e per i contoterzisti della moda, abbondano i falò di tessuti e pellami; nell'hinterland di Napoli danno alle fiamme prevalentemente pneumatici o residui edili; nell'aversano e sul litorale le plastiche e i polistiroli delle aziende agricole.

giovedì 19 settembre 2013

Il Governo gela le speranze: avanti con il petrolio

Notizie allarmanti quelle che giungono da Roma sulle trivellazioni petrolifere. Ieri (nei giorni scorsi per chi legge, ndb) alla Camera il Sottosegretario del Ministero Sviluppo economico, Simona Vicari, ha risposto alla interpellanza urgente promossa da 43 parlamentari (primo firmatario l’irpino Luigi Famiglietti, in elenco anche il sannita Umberto Del Basso De Caro) sul progetto di ricerca «Nusco» previsto a cavallo tra le province di Avellino e Benevento.

E le parole della rappresentante di Governo aprono uno scenario affatto rassicurante: «Il pozzo di perforazione Gesualdo nell’ambito del progetto Nusco – ha dichiarato Vicari – assume particolare rilevanza ai fini di una più compiuta e soddisfacente pe­rimetrazione geologica dei reali limiti dei giacimenti lucani che si sospetta potrebbero estendersi fino alla sub-regione irpina, a riprova delle enormi potenzialità del settore minerario nel nostro Paese. È quindi questo un tipico caso in cui è primario interesse dello Stato, più che del privato richiedente, assumere tutte le conoscenze del proprio sottosuolo, per poi valutarne, di concerto con le autorità presenti sui territori, la consistenza e l’effettiva opportunità di valorizzazione nell'interesse generale».

Dunque nessuna intenzione di interferire nei procedimenti autorizzativi avviati e, anzi, la conferma che l’Italia intende percorrere con decisione la strada degli idrocarburi. E per farlo lo Stato investirà anche delle somme destinate al «ristoro» dei territori coinvolti dai progetti di estrazione petrolifera: «E’ già pronto – ha rivelato il Sottosegretario – un importante decreto scritto in collaborazione con il Ministero dell’economia e delle finanze con cui si istituisce il Fondo per gli interventi infrastrutturali nei territori interessati da attività di ricerca e produzione di idrocarburi, come previsto dall’articolo 16 del decreto-legge sulle liberalizzazioni, convertito con la legge n. 27 del 2012. Con tale strumento normativo, una quota delle maggiori entrate per l’estrazione di idrocarburi viene destinata allo sviluppo di progetti infrastrutturali e occupazionali di crescita dei territori che ospitano le infrastrutture produttive e dei territori limitrofi: 50 milioni di euro l’anno, quindi, sono destinati ad infrastrutturare i territori interessati». Avanti tutta dunque sulla via del petrolio che tanti guasti, sotto il profilo ambientale, ha già provocato nella vicina Basilicata.

benevento.ottopagine.net

lunedì 16 settembre 2013

Nuovo eolico nel Fortore

Continua senza freni la corsa all’occupazione di tutto il territorio del Fortore ad opera delle multinazionali del vento. Infatti è stato pubblicato sull’ultimo bollettino della regione Campania l’avviso relativo all’avvio del procedimento di autorizzazione alla costruzione e all’esercizio di un Parco Eolico nel Comune di San Marco dei Cavoti (Bn) ed opere connesse che interessano il Comune di Colle Sannita (BN) ad opera della società Società Sorgenia Green S.r.l. L’avviso pubblicato sul Burc costituisce anche comunicazione di avvio del procedimento che porterà all’attivazione della procedura di espropriazione o d’asservimento per i terreni interessati dall’opera.

Bisogna sottolineare che proprio a San Marco dei Cavoti oltre a due grandi parchi eolici realizzati dalla IVPC, è stato autorizzato un’ulteriore parco eolico proposto dalla società Econergia per 27 MW ed ancora un altro parco della Sorgenia. Per quest’ultimo, tra l’altro, la Commissione VIA Campana aveva in un primo tempo bloccato il progetto poiché “l’ impianto proposto risultava in adiacenza ad altri impianti, realizzati e di futura realizzazione”. In particolare, si leggeva nelle motivazioni dell’organismo regionale, “la struttura si prefigurava a nord del centro abitato di San Marco dei Cavoti, alla distanza media di 4 km, con un’ installazione complessiva di 47 torri eoliche, differenziate per taglia e potenza”.

Il sito interessato risultava, dunque ” gravato da una serie di impianti che, seppur di impatto visivo moderato se presi singolarmente, avrebbero dato forma ad inevitabili insediamenti a selva, con notevolissimo impatto sulla componente paesaggistica in una valutazione cumulativa”. Successivamente la Commisione cambiava opinione in seguito alla riformulazione del progetto ponendo le basi per la concessione dell’autorizzazione regionale. Adesso un nuovo progetto che dovrebbe partire già con tutte le criticità valutate dalla Commisione di valutazione impatto ambientale campana per la precedente wind farm poi autorizzata.

(Fonte: www.informatoresannita.it)
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