venerdì 22 febbraio 2013

No triv Sannio: Basta inquinamento! No al petrolio!

Decenni di devastazione ambientale, speculazione “emergenziale”, ecoballe, ecomostri e inceneritori non sono bastati. L'ennesimo disastro incombe sul nostro territorio: i progetti petroliferi di Delta Energy, che coinvolgono molti comuni del Sannio.

Oggi, curiosamente in chiusura di campagna elettorale, il Consiglio Regionale della Campania delibera all'unanimità una prima opposizione ai progetti petroliferi. Intanto dopo aver taciuto, all'unanimità, rilasciano i primi Via. Il Pdl locale, invece, sta ancora cercando di capire se questi progetti “servono”.

Il punto non è 'se' servono, ma 'a chi' servono. Non servono a chi il territorio lo abita, ma a imprese multinazionali, abituate a saccheggiare, inquinare e devastare i territori ancora relativamente incontaminati dei tanti sud del mondo, dove il petrolio finanzia e alimenta le guerre.

La popolazione deve sapere che l'impatto sull'ambiente, sulla salute e sull'economia, delle tre fasi di esplorazione, estrazione e raffinazione, significa aumento della franosità del territorio, probabile incremento del rischio sismico, inquinamento acustico e luminoso, tumori (l'esperienza della Basilicata ce lo insegna), deforestazione, altissimo consumo di acqua, deviazione e inquinamento delle falde acquifere.

Altri sono i bisogni, altre le esigenze reali del territorio, a partire dai trasporti locali che da tempo subiscono pesanti tagli: ne fanno le spese pendolari, studenti e lavoratori, anche quelli dello stesso settore che continuano con gravi disagi ad assicurare il servizio. Intanto vengono finanziate grandi opere inutili come il progetto di Alta Capacità Napoli-Bari. Il miliardo e mezzo stanziato in questi giorni per una piccolissima tratta basterebbe per sistemare i collegamenti interprovinciali e regionali.

Noi ci opponiamo a qualsiasi forma di esplorazione preliminare che rappresenterebbe solo la prima fase di un'occupazione de facto del territorio, in nome di interessi economici speculativi, perché rifiutiamo la cultura del petrolio e ne riconosciamo il fallimento e le devastazioni. Altre sono le ricchezze della terra, e su queste dobbiamo puntare per un modello economico a misura di donna: turismo, agrozootecnìa d'eccellenza, patrimonio storico e culturale.

No Triv Sannio

mercoledì 20 febbraio 2013

Il Fortore dice “no” alle perforazioni petrolifere

di Angelo Iampietro

Verso il nostro territorio ci sono state noncuranza e dimenticanza volute da parte di coloro che avrebbero dovuto impegnarsi perché non fosse, più di tanto, isolato geograficamente ed economicamente; al contrario quando c’era da prendere voti in occasione delle votazioni, quasi per miracolo, molti si materializzavano e, con un benevolo sorriso verso i capi delle sezioni politiche, facevano il pieno di consensi; del resto, gli abitanti della Valfortore sono stati sempre generosi ed ospitali oltre misura; è questa una caratteristica che ci ha sempre contraddistinto. Sta di fatto che questa nostra generosità, in “Alto Loco” l’hanno recepita oltremisura, tanto che è in essere l’autorizzazione per la trivellazione delle viscere della nostra terra con un interesse mozzafiato: cercare il petrolio!.

Sì, si vuol trivellare il nostro territorio per ricerca petrolifera!.
“Cui prodest?”, ( a chi giova?).

Certamente non gioverà agli abitanti della nostra trascurata e abbandonata Valfortore da tempo immemorabile per le ben note ragioni che non sto qui ad elencare, perché le conoscono anche le pietre dei nostri tratturi, ai quali, in più tratti, somigliano le nostre strade di comunicazione con poca manutenzione, tante buche, avvallamenti e lavori di rattoppatura, che sono diventati ormai segni indelebili che non ci tengono lontano dal lontano passato; ma quando c’è da predare ciò che ci appartiene e a cui teniamo moltissimo, ecco che, all’insaputa di gran parte degli abitanti (non so se le autorità locali ne fossero a conoscenza ed hanno fatto di tutto per opporsi, al primo sentore, a queste scelte molto discutibili per la compromissione ambientale del nostro territorio!), arrivano le decisioni prese dall’alto, che consentirebbero alle grosse trivellatrici di perforare gli strati del nostro sottosuolo. Ci toglierebbero, in aggiunta a ciò che in parte c’è stato già tolto, tutto ciò che è stato ed è tuttora l’emblema del nostra vivere: rispetto e cura dell’aria e della terra. A Baselice - un tempo si diceva – l’aria, l’acqua, “lu pàne, lu vìne e l’óglie”, e tutti gli altri prodotti derivanti dalla coltivazione della terra, erano giudicati ottimi per qualità. Adesso lo sono ancora, ma in futuro?, Chissà!

C’è da dire, però, che il rispetto dell’ambiente non sempre è avvenuto in alcuni ambiti: come la conservazione e la tutela di qualche corso d’acqua, gli opportuni interventi su terreni franosi e l’accettazione dei pali eolici, che lentamente, nel giro di qualche lustro, ha trasformato il volto delle nostre colline, credo, uniche per gli orizzonti riposanti nel susseguo delle vallate, dove le immagini del paesaggio si perdono a vista d’occhio, perché non vi sono ostacoli che si frappongono ad essa.
La trivellazione del suolo potrebbe compromettere anche la nostra salute, che verrebbe messa gravemente in pericolo, poiché le falde acquifere, che alimentano le sorgenti da cui si preleva l’acqua per i nostri bisogni quotidiani, certamente sarebbero inquinate e, di conseguenza, danneggerebbero gravemente ed in modo irreparabile, tutto il mondo vivente per la rottura dell’intero ecosistema.

Ricordo ai lettori che, già negli anni ’60, vi furono delle ricognizioni da parte di una società petrolifera, di cui non ricordo il nome, per conoscere a quali profondità ed in che misura vi fosse petrolio. Il territorio di Baselice, dopo qualche mese, non fu più al centro dell’interesse petrolifero e venne abbandonato; l’attenzione, nel contempo, si spinse, e durò parecchio, verso i territori di S. Marco dei Cavoti e dei paesi limitrofi. Si trivellò il terreno in più località, ma di quanto venisse fatto la popolazione non fu mai informata e, se ricordo bene, non ci fu una vera e propria presa di posizione o di coinvolgimento delle popolazioni per qualcosa che avrebbe trasformato l’utilizzo del territorio.

Da circa un anno la questione attinente la ricerca petrolifera si è riproposta e si ritorna all’attacco, ma, per quanto abbia potuto conoscere dalla stampa locale, essa è sorretta fortemente dalle decisioni delle competenze regionali, tanto è vero che sembra siano in atto le autorizzazioni per procedere alla trivellazione dei territori di più comuni della provincia di Benevento, e, tra questi, anche la nostra dimenticata Valfortore, di cui ci si ricorda solo quando c’è da portare via qualcosa; del resto, dicevo che siamo ospitali per formazione ed educazione atavica, ma in questo contesto non possiamo esserlo. Ricordo che Baselice, nel Sannio, è stato uno dei pochi ad esprimere nel “Referendum Istituzionale del 2 Giugno 1946”, il proprio consenso alla Repubblica. Non è poco!.

Abbiamo già tanto dato a tutta la comunità nazionale con l’emigrazione di necessità che definisco “forzosa”, iniziata alla fine dell’Ottocento verso le Americhe; è continuata, poi, nel dopoguerra verso i Paesi europei e, quasi contemporaneamente, verso il Nord, verso cui, ancora adesso, sono costretti a spostarsi, in cerca di fortuna, molti giovani. Non c’è stata famiglia che non abbia avuto emigranti!. L’abbandono, per necessità, della propria terra fa sì che questa diventi ancora più povera; è necessario porre rimedio, se non si vuole un ulteriore calo demografico!.( Cfr. i dati del Censimento del 2011: tutta la Valfortore ha perso un numero considerevole di residenti).

Mi permetto di ricordare che le case in Valfortore sono state ristrutturale o costruite in gran parte con le rimesse degli emigrati; loro hanno contribuito all’economia locale, dando lavoro a molte attività artigianali e alla manovalanza generica con le loro rimesse, in più hanno rimpinguato anche la Cassa Depositi e Presiti con i loro risparmi depositati presso le Poste, risparmi utilizzati dalle Amministrazioni Comunali che ad essa chiedevano prestiti, che hanno consentito la realizzazione di opere infrastrutturali di primaria necessità per quelle comunità.

Nel nostro piccolo abbiamo dato tanto, ma adesso non vogliamo che ci venga rovinato il bene più prezioso che è la nostra terra. Per difenderla dobbiamo essere vigili e dobbiamo farci sentire, (siamo stati silenziosi per molti decenni!) perché essa non venga compromessa per scelte vantaggiose solo ed esclusivamente a pochi altri, ma non alla nostra comunità.

L’acqua minerale, se vi saranno le trivellazioni, dovremo comprarla per necessità; sarebbe sufficiente questa riflessione per far sì che ciascuno si impegni perché ciò non accada. L’inquinamento da petrolio riguarderà prima l’acqua, poi la terra ed infine l’aria; sono questi tre elementi che, una volta contaminati, non consentiranno al regno vegetale ed animale di continuare il proprio ciclo naturale: la vita.

La vera ricchezza di una comunità è che ciascuno si senta cittadino attivo del luogo su cui vive, luogo che difenderà nel bene comune, affermando, in tal modo, la sua dignità ed i diritti inalienabili a lui spettanti, perché qualcuno, estraneo ai valori della vita per meri interessi materiali, non rovini l’habitat (ambientale, culturale, sociale, civile) e la sua salute.
La difesa di questi valori rappresenta il contributo più nobile che ciascun uomo dovrà dare, se vorrà continuare a respirare quell’aria , che ci ha consentito di crescere forti nel fisico e maturi nella mente.

lunedì 18 febbraio 2013

Don Michele: “Uniti contro le trivellazioni”

di Biagina Cece

Tempi che cambiano, valori diversi, o meglio, crisi di valori e non solo, tutto ciò colpisce grandi e piccoli centri e chi meglio di un sacerdote, che da anni è alla guida di una comunità, può meglio notare tali cambiamenti? Abbiamo incontrato nella Chiesa San Leonardo Abate di Baselice, don Michele Benizio, parroco da tanto tempo del paese, per capire il perché dei vari cambiamenti non sempre positivi.

Don Michele, ormai lei conosce bene la realtà di Baselice, riscontra dei cambiamenti nella gente e nei giovani rispetto al passato?
In generale posso affermare che i baselicesi seguono molto le funzioni religiose e i vari momenti di aggregazione che riguardano la parrocchia, si pensi al grande Presepe Vivente; il successo ottenuto, non indifferente, è dovuto proprio alla buona volontà della gente che tanto si è spesa per la riuscita dell’evento. Sono del parere che l’unione fa la forza e questo lo dimostra. Il problema è che oggi c’è una grande crisi spirituale, non si ha più fiducia né in Dio , né nelle istituzioni, manca la speranza e questo grande malcontento, porta inevitabilmente anche a quella che è la crisi economica che ci affligge. Per quanto riguarda i più giovani, la differenza sta forse nel fatto che vivono spesso nella realtà virtuale dei social network, che non sono sempre negativi; io stesso sono iscritto come Oasi San Leonardo Abate sia a Facebook che a Twitter e ho rinnovato il sito , proprio per stare vicino ai giovani, perché io credo tanto in loro e sono sempre qui se hanno bisogno. Molte volte però si rischia di mettere un muro tra la realtà e il virtuale e così si dimenticano i rapporti veri, il contatto visivo. Ci si perde in amicizie virtuali che, mi chiedo, quanto possano essere vere. Anche a loro manca la fiducia negli altri, anche loro soffrono di questa crisi spirituale. Ripeto, io sono sempre qui anche per organizzare insieme qualcosa di bello, si pensi ai due musical che in passato con loro abbiamo portato in scena e che tanto sono piaciuti.

Come lei ha affermato, crisi spirituale che sfocia in crisi materiale…
Si, e che si sente maggiormente negli ultimi mesi. Manca il lavoro principalmente, molti sono venuti a chiedere un aiuto economico. Molti vivono con le pensioni dei genitori, è davvero un momento difficile. Credo che la soluzione sia puntare su ciò che si ha; la nostra è un’economia agricola, fatta di mestieri antichi, allora perché non rivalutare l’amore per la terra? Perché non rivalutare i mestieri artigianali? Magari non faranno vivere nel lusso, ma faranno vivere. Il lusso è un’utopia, almeno al momento bisogna pensare a vivere. Basta telefonini all’avanguardia, basta vestiti firmati. Si può vivere in maniera modesta ma dignitosa. Naturalmente lo Stato dovrebbe incentivare chi vuole provare a rivalutare l’artigianato, non tassare come invece continua a fare. In questo modo si apprezzerebbe quello che è il nostro territorio, i prodotti della terra, i nostri prodotti tipici; le nostre zone hanno davvero tanto da offrire. A livello ambientale, ad esempio, si potrebbe puntare sul turismo; magari c’è chi vorrebbe rilassarsi in un posto semplice, naturale e con prodotti propri genuini.

Un territorio questo che invece sembra essere nel mirino delle trivellazioni.
Sono assolutamente contrario! Abbiamo già tanti problemi con le falde acquifere, ci sono dei terreni dissestati, ma nemmeno voglio immaginare i danni ambientali che queste trivellazioni causerebbero. Noi lo dobbiamo tutelare il territorio, non lo dobbiamo distruggere! È importante che ci uniamo per evitare un tale disastro. E dobbiamo difendere ciò che abbiamo; si pensi al Psaut, ottimo sicuramente, ma perché eliminare i Saut? Non siamo sicuri, il territorio non è più coperto, forse non abbiamo difeso abbastanza il servizio che i Saut offrivano. Quindi uniamoci e cerchiamo di evitare almeno che ci siano queste trivellazioni, insieme possiamo farcela.

Don Michele, mentre parliamo con lei, qui in Chiesa i volontari della Misericordia di Baselice, stanno dando una mano nei piccoli lavori di manutenzione; questo sta a dimostrare che la solidarietà ancora esiste in questo paese?
Questo dimostra che qui ancora ci sono valori di amore, buona volontà, voglia di aiutare senza ricevere nulla in cambio. È davvero bellissimo e ciò mi rende felice e mi convince sempre di più che insieme davvero si può raggiungere qualsiasi risultato.

Lei ha parlato di sfiducia nelle istituzioni, nella politica, nella Chiesa; cosa si sente di dire per incoraggiare ad avere fiducia in un momento che vede anche il ritirarsi del Papa?
La scelta del Papa è giusta e merita grande rispetto. Bisogna avere coraggio per ammettere che è difficile sostenere un momento instabile come quello che stiamo attraversando; ha capito che la Chiesa ha bisogno di qualcuno più forte, Lui pregherà per la Chiesa e per noi tutti, darà in questo modo il Suo contributo. È solo da ammirare tale scelta. Anzi deve servirci da insegnamento, bisogna capire i propri limiti e affidarsi, quindi fidarsi, di chi può tenderci una mano, chiedere aiuto in un momento difficile e mai scoraggiarsi. La Fede, la grande fiducia in Dio e nelle Istituzioni, può salvarci ancora una volta, basta crederci e restare uniti.

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