sabato 30 luglio 2011

Eolico campano: governo contro Regione


Postiamo un interessante articolo apparso su blitzquotidiano.it che riguarda direttamente il nostro territorio. A quanto riporta il quotidiano online l'esecutivo nazionale ha impugnato la cosiddetta "Legge Colasanto", dal proponente consigliere regionale del Pdl, sugli impianti eolici.


Il Consiglio dei Ministri, su proposta del ministro per i Rapporti con le Regioni e per la Coesione territoriale, Raffaele Fitto e su parere del ministero dello Sviluppo economico, ha impugnato la legge regionale della Campania sulle ''Disposizioni urgenti in materia di impianti eolici''.

La legge – e' scritto in una nota – e' stata censurata, in particolare, relativamente alla disposizione secondo cui la costruzione di nuovi aerogeneratori e' autorizzata esclusivamente nel rispetto di una distanza pari o superiore a 800 metri dall'aerogeneratore piu' vicino preesistente o gia' autorizzato.

Tale prescrizione generale – fa sapere la nota del Dipartimento per gli Affari regionali della Presidenza del Consiglio dei Ministri – si risolve ''in una aprioristica limitazione all'installazione di impianti eolici che non tiene conto delle diverse tipologie degli impianti e delle caratteristiche del sito scelto per l'insediamento, determinando un ostacolo alla costruzione di impianti eolici con effetti distorsivi della concorrenza, in violazione del principio di buon andamento e imparzialita' dell'azione amministrativa, sanciti dalla Costituzione e dai principi comunitari di ragionevolezza e proporzionalita' degli obblighi posti in sede di autorizzazioni alla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili''.

La disposizione regionale, infatti, secondo il CdM, viola quindi il principio posto dalla direttiva comunitaria (2009/28/CE), in base al quale le norme nazionali in materia di procedure di autorizzazione agli impianti per la produzione di elettricita' devono essere proporzionate e necessarie e costituisce un ostacolo allo sviluppo della produzione di energia rinnovabile da fonte eolica che influisce negativamente sul raggiungimento degli obiettivi di produzione di energia da fonte rinnovabile, in violazione della Costituzione (art. 117, comma 1, e comma 2, lett. a).

Secondo quanto sottolinea ancora la nota, inoltre, ''la previsione regionale, ponendosi in contrasto con le linee guida per l'autorizzazione degli impianti alimentati da fonti rinnovabili (D.M. 10-9-2010, recepito dal d.lgs. n. 28/2010), che non consentono limitazioni e contingentamenti indiretti, concreta anche una violazione di principi fondamentali in materia di energia in violazione dell' articolo 117, comma 3, della Costituzione''.

www.blitzquotidiano.it

giovedì 28 luglio 2011

Estate baselicese 2011


Tutte le date e gli eventi che si terrano a Baselice nel mese di luglio e agosto.

5 serate di "Palcoscenici naturali" organizzate dalla Proloco di Baselice con il patrocinio del comune di Baselice.

30 luglio - liscio, in via Valfortore.
1 agosto - jazz, in via Luigi Capuano
3 agosto - Rock, villa comunale San Pietro
5 agosto - orchestra spettacolo, piazza Sant'Antonio
7 agosto - latino americano

10 agosto - Federico Poggipollini e i Radio zero
il piu grande evento di tutti i tempi: concerto presso il pub palazzo dei baroni.

12 agosto - festa dell'emigrante
13 agosto - festa anziani
14 agosto - vigilia festa madonna dell'Assunta con gruppo musicale
15 agosto - festa madonna dell'Assunta con gruppo musicale e fuochi d'artificio

19 agosto - memorial Franco Assabino con i Radio zero in concerto

Se ci sono ulteriori conferme e date, modificheremo il programma in allegato.
per aggiungere eventi contattateci. Restiamo in attesa di conoscere anche il programma della festa di settembre e di altri eventi previsti.

Lo staff del fans di Baselice (facebook)

mercoledì 27 luglio 2011

Psaut, no alla guerra tra poveri

di Vincenzo Sangregorio

In seguito agli ultimi sviluppi della vicenda PSAUT di San Bartolomeo in Galdo, mi sembra doveroso fare alcune considerazioni. Con delibera n. 103 del 08/10/2010 il Commissario Straordinario dell’ASL BN, Prof. Di Salvo, ha stabilito l’apertura del PSAUT di San Bartolomeo in Galdo con il contestuale trasferimento, in toto, del personale del 118 di Foiano di Valfortore all’interno dello stesso, lasciando Ginestra degli Schiavoni come unica postazione di emergenza territoriale; sede troppo decentrata rispetto al resto del Distretto.

In questo modo, il territorio dell’intero Fortore e pre-Fortore sarebbe rimasto privo di un’ambulanza per il trasporto in emergenza dei pazienti in Pronto Soccorso, con un ritorno ad una situazione di disservizi che appartiene al passato. Tanto per fare un esempio, se qualcuno, accidentalmente, avesse battuto la testa sui gradini del PSAUT di San Bartolomeo rompendosela, paradossalmente, avrebbe dovuto aspettare l’ambulanza medicalizzata proveniente da Ginestra degli Schiavoni!

A seguito di una richiesta di molti sindaci del Distretto, me compreso, il Commissario Straordinario dell’ASL BN, Prof. Di Salvo, persona operativa e attenta alle esigenze del nostro territorio, ha convocato un tavolo di discussione.
In tale sede è emersa, da parte dei vertici dell’ASL, la volontà di accogliere le richieste dei sindaci e mantenere il secondo punto di emergenza territoriale del Fortore senza compromettere l’apertura del PSAUT di San Bartolomeo, con ulteriori significativi sacrifici da parte dell’ASL (si passa da 6 a 12 unità mediche nel Fortore).

Nella stessa sede, il Commissario Di Salvo ha comunicato che sono in corso di definizione importanti accordi con gli Ospedali di Lucera e Foggia per l’accettazione delle emergenze provenienti da San Bartolomeo.
Un buon risultato ottenuto per tutti; unico motivo di conflitto è la sede dei suddetti punti di emergenza territoriale.
Poiché la sede del punto SAUT di Ginestra non è mai stata messa in discussione, di conseguenza, quasi tutti i sindaci presenti hanno ritenuto di suggerire Foiano come secondo punto di emergenza territoriale, in quanto situato in una posizione più centrale rispetto agli altri. Qualcuno, a questo punto, potrebbe obiettare che si poteva scegliere San Bartolomeo invece di Foiano…

In una logica di campanilismi, il ragionamento potrebbe essere condiviso. Il problema è che in quella sede abbiamo discusso della salute delle persone e, quando si tratta di vita e di morte, ritengo che i campanilismi vadano messi da parte.

Io, personalmente, sono convinto che è inutile una “guerra fra poveri”, ma mi arrendo di fronte all’evidenza dei fatti. Anzi, insieme ai sindaci della Valfortore stiamo cercando di costruire un percorso comune di tutela e valorizzazione del nostro territorio, facendo spesso sentire, all’unisono, la nostra voce e siamo convinti che solo in questo modo riusciremo ad ottenere una maggiore attenzione.

Personalmente, ritengo che, in un’ottica di efficienza del servizio dell’emergenza territoriale, si potrebbe chiedere con forza l’ambulanza medicalizzata (118) a San Bartolomeo in Galdo, solo mettendo in discussione la sede di Ginestra quale SAUT, in modo da permettere all’ambulanza di raggiungere tutti i paesi del Distretto nei tempi previsti dalla Normativa in materia di emergenza sanitaria.

Sono convinto che nell’attuale condizione (massimo 2 ambulanze medicalizzate e PSAUT per il Fortore) la scelta fatta dai sindaci sia la “meno peggio”. Mi sentirei a posto con la coscienza nel desiderare l’ambulanza a San Bartolomeo, insieme al PSAUT, solo se si individuasse come altra sede di 118 un comune più centrale rispetto al resto del Distretto, come potrebbe essere, ad esempio, San Giorgio la Molara. In questo modo, tutti i Comuni del Distretto avrebbero la garanzia di essere serviti in tempi accettabili (cartina alla mano).

D’altronde, come ho ribadito poc’anzi, non è mia intenzione scatenare guerre campanilistiche, ma vorrei che certe decisioni, riguardanti la salute di noi cittadini, fossero prese da chi, per mestiere nonché per deontologia professionale, ha l’obbligo di prenderle nella maniera più opportuna, a tutela delle persone assistite.

Sarei felicissimo, da un punto di vista politico, se i vertici dell’ASL decidessero, invece, che è San Bartolomeo in Galdo la sede migliore per un 118 pur mantenendo quella di Ginestra, tutelando, in questo modo anche i cittadini di Castelvetere, che è l’unico paese più distante da Foiano, ma non mi sento di prendere, da solo, questa grande responsabilità.

Mi auguro, infine, che la mia presa di posizione non venga strumentalizzata per fini di bassa politica di piazza, ma vorrei che fosse chiaro il mio intento di tutelare, non solo la popolazione da me amministrata, ma anche quella dei paesi con i quali dobbiamo fare fronte comune per evitare un costante impoverimento del territorio e della popolazione del nostro Fortore.

*Sindaco di San Bartolomeo in Galdo

martedì 26 luglio 2011

Una giornata tra uomini e caporali


Postiamo la mia inchiesta, pubblicata sul numero di giungo di "nuovo Paese Sera", sul drammatico fenomeno del caporalato nell'edilizia romana.

Arrivano alla spicciolata, uno due alla volta, sulle spalle uno zainetto con dentro la tuta da lavoro e qualcosa da mangiare. E formano subito dei capannelli, divisi rigidamente per nazionalità: da una parte del viale i romeni dall’altra i moldavi. Dopo una notte di temporali, il cielo è sereno. Sole, poggia o gelo cambia poco per loro. Sono disposti a tutto pur di portare a casa la paga di una giornata da manovali.

Ogni mattina sono un centinaio i lavoratori stranieri che si ritrovano qui davanti allo “smorzo” di Tor di Quinto, a nord di Roma. Gli “smorzi” una volta erano grossi pozzi dove veniva buttata la calce bollente, che una volta raffreddata, “smorzata” appunto, diventava polvere da utilizzare nei manufatti.

Oggi sono i punti vendita di materiale per l'edilizia. E braccia a basso costo, comprate illegalmente da venti a cinquanta euro al giorno, dipende da quello che c’è da fare. I “caporali” arrivano all’alba con i loro furgoncini e caricano di volta in volta gli operai di cui hanno bisogno. Carpentieri, manovali, elettricisti da portare nei cantieri della Capitale. Dopo le nove, invece, iniziano a passare cittadini e piccoli artigiani che hanno bisogno di operai per mettere a posto mattonelle del bagno o il verde di ville e appartamenti.

Siamo riusciti a mimetizzarci in mezzo a questo nuovo esercito di schiavi grazie all’unico sindacalista di cui si fidano. Daniel, romeno anche lui, aveva iniziato a lavorare nei cantieri come operaio, ora è l’avamposto della Cgil in questa terra di nessuno.

All’inizio sono sospettosi, diffidenti, poi grazie a Daniel iniziano a farsi coraggio e raccontare le loro storie. «Mi sono alzato alle quattro per essere alle sei qui davanti», dice Florin, muratore di cinquant’anni con moglie e due figli, «non sempre però ti fanno lavorare. Ci sono giorni che resto fino al pomeriggio senza essere chiamato. La sera quando torni è umiliante dire alla tua famiglia di non aver portato nemmeno un euro». Sul volto e negli suoi occhi i segni della fatica e della disperazione: «Non mi vergogno di dire che alla fine della giornata, senza soldi in tasca, sono costretto a andare a mangiare alla Caritas», conclude in un italiano approssimativo.

Su questo vialone, a poche centinaia di metri da Ponte Milvio, non c’è nemmeno un bar, per un po’ di ristoro o per usare i servizi igienici. «Ci trattano peggio degli animali», è il commento di un altro lavoratore. Parcheggiati in attesa dei “caporali”, che arrivano con una cadenza di cinque-dieci minuti, abbassano i finestrini, parlano con questi disperati. Una volta accettata l’offerta, vengono caricati sui furgoncini. Senza nessuna tutela. Senza nessun rispetto delle regole sulla sicurezza. «Io una volta», racconta Lucien, «sono stato a togliere i calcinacci in un appartamento al settimo piano facendo su e giù per i ponteggi, con un secchio di quarantacinque chili sulle spalle ti può succedere di tutto».

Alcuni romeni stanchi di aspettare si siedono a terra. Passano così il tempo, nella speranza che qualcuno li carichi. «Dicono che i romeni sono delinquenti», osserva Daniel, «ma questa è gente talmente orgogliosa da restare qui tutto il giorno invece che andare a chiedere l’elemosina o rubare».

Molti di loro, in passato, hanno avuto un lavoro regolare, ma sono stati i primi a perderlo quando è iniziata la crisi del mercato dell’edilizia. Hanno tutti tra i trenta e i cinquant’anni e sono la manovalanza più sicura da reclutare, senza rischiare l’incriminazione di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina: i romeni sono europei. «Fino all’anno scorso avevo un contratto a tempo indeterminato», dice Mihai, che di mestiere fa il carpentiere, «guadagnavo 1200-1300 euro per dieci-dodici ore al giorno. Poi il principale mi ha licenziato e ogni tanto per sopravvivere vengo anch’io a cercare lavoro negli smorzi».

Quello del lavoro nero è un grande affare sia per i “caporali” che per le imprese. Ma quando chiediamo chi sono questi procacciatori di braccia umane e se sono legati alle organizzazioni criminali, tutti hanno paura di parlare. Al massimo ci dicono che sono in prevalenza anche loro romeni o albanesi, all’inizio operai come loro, e ora passati dall’altra parte della barricata. «Il caporale», spiega Mihai, «recluta gli operai per 80-100 euro al giorno, poi 40-50 li dà a loro e il resto se li intasca lui». Succede spesso però che questa povera gente non venga nemmeno retribuita. «Ti promettono di pagarti a fine lavoro», confessa Alexandrescu, «invece poi non si fanno più trovare, cambiando addirittura la scheda sim del telefonino».

La situazione non cambia negli altri “smorzi” della città. Su viale Palmiro Togliatti oltre agli albanesi ci sono anche operai italiani. «All’inizio», dice Roberto Cellini, segretario romano della Fillea, sindacato degli edili della Cgil, «non ci volevo credere, ma poi mi sono dovuto ricredere di fronte all’evidenza. La gravissima crisi che ha colpito il settore ha portato alla chiusura di circa seicento aziende con la perdita di sei mila posti di lavoro. Così anche molti italiani, pur di sfamare letteralmente la loro famiglia, sono costretti a rivolgersi al caporale di turno».

La Cgil ha censito 40 “smorzi” dentro e fuori il raccordo anulare davanti ai quali avviene il reclutamento. E sono 4-5mila gli operai che vengono “caricati” sui pulmini dei caporali ogni giorno. Sostanzialmente senza rischi per chi gestisce il mercato illegale di braccia: la sanzione prevista è una multa di 50 euro. Non a caso, la Fillea, che della lotta al caporalato ne ha fatto una vertenza nazionale, ha chiesto al Parlamento di introdurre uno specifico delitto, con sanzioni adeguate, simili a quelle previste per il traffico di essere umani.

Non è solo una questione, pure importante, di diritti. La stessa Fillea ha denunciato in più occasioni le infiltrazioni mafiose nei cantieri della città. «Su Roma c’è questa presenza», afferma Cellini, «e non è una presenza che sparisce da un giorno all’altro, ma si va radicando nel silenzio assordante della politica. Ed è un aspetto che ci preoccupa molto». Per questo è stato firmato un protocollo tra le parti sociali e il prefetto di Roma, Giuseppe Pecoraro, per una maggiore trasparenza negli appalti e nei controlli sui cantieri della città. Soprattutto per quanto riguarda l’incolumità di chi ci lavora. L’anno scorso l’Inail ha registrato 13 incidenti mortali, ma gli ispettori del lavoro sono solo 20. E spesso capita che passino mesi o addirittura anni prima che un controllo venga fatto.

Anche l’Associazione costruttori edili romani (Acer) chiede di alzare il livello di attenzione. «Bisogna vigilare di più», avverte il presidente Eugenio Batelli, «soprattutto sulle aziende che utilizzano manodopera in nero. Sono queste imprese che, praticando una concorrenza sleale, mettono ancora più in difficoltà quelle sane. Per questo abbiamo creato delle commissioni paritetiche con le altre parti sociali. E’ più difficile intervenire, invece, nelle situazioni di caporalato diffuse nei lavori edili fatti da piccole imprese che lavorano per il privato. Queste situazioni sfuggono ancora al nostro controllo».

È quasi mezzogiorno. Davanti allo “smorzo” di Tor di Quinto, il traffico comincia a scemare. Loro, romeni da una parte, moldavi dall’altra, sono ancora qui. Ogni tanto passa qualche autopattuglia dei carabinieri, perché a quattrocento metri c’è una delle più importanti caserme di Roma. Lucian ha una canna da pesca. Poco distante passa il Tevere: «Se riesco a pescare, almeno stasera avrò qualcosa da mangiare». E non scherza.
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