sabato 7 giugno 2008

Provincia, Maddalena verso la presidenza di una commissione


Un altro passaggio per verificare la posizione di Mario Marotta: se il consigliere del Ps accetterà la presidenza di una commissione, la maggioranza avrà trovato la quadra e tutte le caselle andranno a posto. Un vertice ciascuno per Partito democratico, Udeur, Italia dei valori e, appunto, i boselliani. Altrimenti? Altrimenti la questione potrebbe ingarbugliarsi. Ma neppure tanto, visto che i toni soft utilizzati ieri mattina dal capogruppo veltroniano Claudio Ricci hanno favorito una composizione del puzzle anche in caso di perdurante rinuncia di Marotta. In tal caso, due presidenze le esprimerà il Pd (con la garanzia dui cederla a Marotta se dovesse un domani tornare sui suoi passi), una ciascuna i dipietristi ed i mastelliani, con questi ultimi che sarebbero compensati mediante l’attribuzione delle vice presidenze e pure con la possibilità di esercitare un diritto di prelazione sul vertice da nominare. Per ora, non si sa ancora la preferenza degli udeurrini, divisi tra chi vorrebbe l’Ambiente e chi, con un occhio all’Agenda 2007-2013, più realisticamente l’Agricoltura. In pole position per la presidenza, sembrerebbe esserci Angelo Capobianco, unico dei consiglieri mastelliani a non avere nulla: degli altri tre, uno è presidente del consiglio, gli altri due capigruppo. La suddetta ipotesi di riparto dovrebbe, comunque, essere sancita nel corso di una riunione interpartitica, che però non è stata ancora fissata, né è certa visto che ieri mattina Majatico diceva che si trattava di una questione da sbrigare all’interno dei gruppi. Ieri, comunque, il capogruppo dell’Udeur Cataudo aveva pure proposto che, in caso di rinuncia da parte di Marotta, due presidenze andassero a Italia dei valori, nonostante tale partito conti un solo consigliere. Claudio Ricci ha interpretato l’idea alla stregua di una provocazione, ma neppure lo stesso Maddalena ha avuto l’ardire di prenderla in considerazione.
(Il Mattino del 7 giugno 2008)

Roseto Valfortore, riapre il centro visite “Mulini ad Acqua”


(…) Un ettaro del bosco Vetruscelli, a Roseto Valfortore, è stato trasformato in una sorta di palcoscenico sulla natura incontaminata. In una "conchiglia", con due colline poste a specchio e divise al centro dal letto del fiume Fortore, è nata una struttura con tre piscine, aree e percorsi attrezzati per gli escursionisti, un museo dell'arte contadina, un casolare ristrutturato per il pernottamento e un parco giochi per i bambini. E non è tutto. Le scolaresche e i turisti che visiteranno questo angolo di paradiso potranno osservare da vicino il funzionamento di un mulino ad acqua e il meccanismo delle macine che producono la farina. Ciò che sorprende di più di questo straordinario complesso immerso nel verde è il suo essere un palcoscenico naturale sull'immenso patrimonio di fiori, piante, animali e cultura contadina racchiuso nell'area del Fortore. Chi nuoterà in piscina, magari utilizzando l'angolo-relax dotato di idromassaggio, dalle tre vasche (una per i bambini, l'altra intermedia e l'ultima per i nuotatori più esperti) godrà di un panorama assolutamente unico. Il bosco abbraccia l'intero complesso che, alla sua sommità, è completato anche dalla presenza di un albergo-ristorante.
(tratto da ilgrecale.it)

venerdì 6 giugno 2008

Baselice, celebrati i 40 anni del bollettino parrocchiale


Era presente anche l’arcivescovo di Benevento Andrea Mugione, martedì 3 giugno nella chiesa madre di Baselice, per ricordare con un convegno i 40 anni del “Bollettino”, il mensile parrocchiale che ebbe la sua prima uscita nel marzo del 1968. Oltre al presule, a fare gli onori di casa è stato il sindaco Nicola Del Vecchio con i consiglieri comunali e il consigliere provinciale Michele Maddalena.

I componenti della redazione hanno ricordato la storia della comunità attraverso il “Bollettino”, ideato e realizzato dall’arciprete don Vittorio Moscato a pochi mesi dal suo insediamento nella parrocchia di Baselice. Il mensile ebbe un brevissimo periodo di stacco alla scomparsa del parroco avvenuta nel 1985 per poi proseguire con la venuta di don Michele Benizio e una redazione composta oggi dal parroco, da Augusto Colucci, Michele
Del Vecchio, Angelo Bianco e Daniela Maddalena.

“Il bollettino si sostiene esclusivamente con gli abbonamenti e il lavoro di volontariato, conta 16 pagine, più del doppio rispetto al suo esordio e nonostante ciò fa fatica a contenere le notizie da dare”, ha riferito Augusto Colucci. Il mensile tratta un argomento di fondo, curato dal parroco, e diverse rubriche curate dai collaboratori e che riguardano la comunità: consigli comunali, curiosità storiche, calendario liturgico, notiziario cittadino, cronaca e altro.

Fondamentale è stata in passato la collaborazione del professor Fiorangelo Morrone, storico locale, per la pubblicazione di notizie storiche del paese e del suo circondario, come pure il contributo alla redazione di Aldo Lepore da poco scomparso. Il mensile è riuscito a realizzare pienamente l’aspirazione del suo ideatore, creare un filo diretto nella comunità baselicese e con chi vive all’estero, una finestra aperta per gli emigranti da cui seguire gli avvenimenti del paese d’origine.
(www.ilquaderno.it)

Trascorri le tue vacanze nei piccoli Comuni italiani


Parte la campagna di promozione a favore dei piccoli Comuni “Trascorri le tue vacanze nei piccoli Comuni italiani”. A promuovere l’iniziativa sulla rete il Portavoce di Piccoli Comuni, Virgilio Caivano. “Una Italia non letta e non scritta, fuori dai canonici circuiti del turismo è pronta ad accogliere con il suo immenso patrimonio culturale, ambientale ed enogastronomico quanti hanno a cuore la radice, la tradizione e l’identità italiana. I piccoli Comuni conservano ancora profumi, saperi e sapori di una Italia ormai scomparsa. In ogni piccolo Comune – informa il promoter delle piccole comunità locali - c’è una chiesa, un castello, un luogo particolare in cui ritrovare antiche suggestioni paesaggistiche ormai cancellate nelle grandi realtà urbane. Una vacanza intelligente che ti riconcilia con la vita e con il mondo” – il consiglio del leader di Piccoli Comuni.

giovedì 5 giugno 2008

San Marco dei Cavoti, incontro sul tema parchi eolici nel Fortore


Domenica prossima alle 19,30 presso il Palacrok di San Marco dei Cavoti si terrà un incontro politico sul tema “Parchi Eolici nel Fortore: opportunità di sviluppo o danno irreparabile per il territorio?”.
Le relazioni sono affidate a Gino Iannace della Seconda Università degli Studi di Napoli e a Giacomo Papa - Università degli Studi del Molise. Conclusioni affidate al consigliere regionale Luca Colasanto, componente delle Commissioni Ambiente e Attività produttive.

Vicenda don Franco, sindaci del Fortore svegliatevi


Incredibile. Dopo il silenzio della politica provinciale e regionale sul “grido di dolore” lanciato da don Franco Iampietro sulla situazione sanitaria (leggi ospedale) e stradale nel Fortore, dobbiamo registrare il totale disinteressamento dei sindaci dei comuni della zona. Nel momento in cui scriviamo nessun’amministrazione locale ha avuto il coraggio di lanciare un messaggio di solidarietà nei confronti del parroco di san Bartolomeo in Galdo. Eppure il j’accuse di don Franco alla classe politica è stato fortissimo.

“Vengano – scriveva in una nota alcuni giorni fa don Franco a proposito di una donna morta per problemi cardiaci – i politici a spiegarci le fondamentali ragioni delle loro contese infinite; vengano a vedere le nostre strade, gli mettiamo a disposizione un pullman per un ‘viaggio di istruzione’ ; vengano a parlare con i figli di quella mamma e gli spieghino perché hanno dovuto mendicare altrove un’assistenza che gli è dovuta dalle proprie istituzioni; vengano se il timore e la vergogna glielo consentono”.

Ci aspettavamo che almeno la politica locale prendesse la palla al balzo per rivendicare i diritti dei cittadini che rappresentano. Invece la quiete. Come se la tempesta fosse arrivata e già passata. Ma bisognava vederli qualche mese fa i nostri amministratori quando accompagnavano i futuri parlamentari nelle piazze dei comuni fortorini. Pacche sulle spalle. Abbracci, sorrisi e strette di mano. La passerella era per tutti. Tutti a farsi belli di fronte alle false promesse della Casta.

Oggi invece che c’è bisogno di lottare per la propria terra se ne stanno seduti comodamente nei propri uffici. Eppure sarebbe loro dovere istituzionale farsi sentire, mettersi a capo dei propri cittadini in difesa del proprio territorio.
Ma se ciò non accade tocca allora alla società civile destarsi, mettendo di fronte alle proprie responsabilità i propri amministratori. Oggi tutti siamo chiamati a metter da parte l’interesse per il proprio orticello. Per dare un futuro migliore ai nostri figli. E soprattutto per non pentirci di non aver fatto nulla per cambiare le cose. Allora sì dovremo fare i conti con la nostra coscienza. E per sempre.

Piccoli Comuni incontrano sottosegretario agli Esteri

Una giornata parlamentare importante e proficua per il Coordinamento Nazionale Piccoli Comuni. Il Portavoce dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, ha prima incontrato al Ministero degli Esteri il sottosegretario con delega agli Stati Uniti, Vincenzo Scotti e subito dopo un gruppo di parlamentari per riflettere sulla necessità di un Testo Unico per le fonti energetiche rinnovabili. “Il Sottosegretario agli Esteri Scotti - il commento del Portavoce di Piccoli Comuni, Virgilio Caivano - è stato davvero gentile e molto disponibile ad ascoltare le ragioni dei Piccoli Comuni impegnati a costruire un ponte culturale con le comunità degli italiani nel mondo per realizzare un ambizioso progetto di una forma di turismo di ritorno dei nostri emigrati di terza e quarta generazioni alla riscoperta dei piccoli Comuni dei loro nonni. Nella seconda parte della giornata con un gruppo di parlamentari – continua il leader di Piccoli Comuni – abbiamo ragionato sulla necessità irrinunciabile di un Testo Unico delle rinnovabili e dell’opportunità di coniugare energia e turismo per un nuovo modello di sviluppo di una Parte del Paese per tropo tempo abbandonato dalla politica”.

mercoledì 4 giugno 2008

INCIDENTE IN UNA CENTRALE NUCLEARE IN SLOVENIA


Dedicato a tutti i nuclearisti d'Italia. La Commissione europea annuncia di aver ricevuto una segnalazione di un incidente alla centrale nucleare di Krsko, nel sud-ovest della Slovenia a 130 chilometri da Trieste, spiegando che è già stata attivata la procedura di sicurezza per lo spegnimento dell’impianto. Il messaggio d’allerta, spiega un comunicato, è arrivato alle 17.38 e al momento di diffondere la nota (ore 18.27) la potenza del reattore è stata ridotta al 22%.
Secondo quanto riferito dalla Commissione si è verificata una perdita di liquido dal sistema di raffreddamento principale. Non ci sarebbero fughe radioattive.
(tratto da www.tiscali.it)

Cari Boffa e Pepe, stiamo ancora aspettando il famoso Patto per il Fortore

Credo che oltre ad interrogazioni e annunci che restano lettera morta, sia giunto per i nostri cari politici sanniti l'ora di accorciarsi le maniche e risolvere alcuni dei problemi che affiggono il Fortore.
Intanto, stiamo ancora aspettando che si concretizzi la proposta fatta in campagna elettorale - nella sala consiliare del Comune di Baselice - dai neo parlamentari del Partito democratico, Costantino Boffa e Mario Pepe, di elaborare un Patto per il Fortore. Dovrebbe trattarsi di un accordo che metta intorno ad un tavolo sindaci e politici locali – coinvolgendo anche la deputazione di centrodestra – per risolvere definitivamente le annose questioni che impediscono uno svilluppo del Fortore. L’impegno,ripetiamolo per l'ennesima volta, è stato preso davanti al sindaco di Baselice, Nicolino del Vecchio, e di fronte ai vertici locali del Pd.
Cari onorevoli, i cittadini che vi hanno votato (e sono stati tanti) stanno ancora aspettando, speriamo che non dovranno attendere una nuova tornata elettorale per sentirsi promettere un nuovo Patto per il Fortore.

San Bartolomeo in Galdo: sull'ospedale interrogazione parlamentare di De Girolamo


È stata depositata oggi l’interrogazione parlamentare di Nunzia De Girolamo (Pdl) rivolta al ministro della Salute. Al centro la questione dell’ospedale Padre Pio di San Bartolomeo in Galdo. “La struttura ospedaliera – spiega De Girolamo - è in costruzione dal lontano 1958 ed è costata ai contribuenti oltre venti milioni di euro. È uno spreco intollerabile di denaro pubblico che diventa grido di dolore per una situazione ormai insostenibile per i residenti della Valle del Fortore.

I cittadini devono sperare di non avere emergenze sanitarie, visto che il 118 impiega almeno 30 minuti prima di poter arrivare e l’ospedale più vicino è quello di Lucera, a ben 45 minuti di distanza. Una settimana fa, una giovane madre di tre bambine è scomparsa per un problema cardiaco: non ha ricevuto un intervento tempestivo da parte delle autorità sanitarie, di certo alle prese con difficoltà logistiche che potrebbero essere superate con l’apertura della struttura di San Bartolomeo in Galdo”.
“Ho chiesto al ministro – conclude De Girolamo - di accertare le responsabilità per gli inaccettabili ritardi e i gravi disservizi ai danni del fondamentale diritto alla salute dei cittadini”.

da "ILQUADERNO.IT" del 4/6/08

Piccoli Comuni e Testo Unico delle rinnovabili in Parlamento

Il Portavoce dei Piccoli Comuni, Virgilio Caivano, incontrerà oggi 4 giugno a Roma un gruppo di Parlamentari per riflettere sulla necessità di un Testo Unico per le fonti energetiche rinnovabili.“La necessità di un Piano Rinnovabili 2020 è ormai irrinunciabile – afferma il Portavoce di Piccoli Comuni, Virgilio Caivano – per consentire al Paese di rispettare il Protocollo di Kyoto. La redazione di un Testo Unico delle rinnovabili è un dovere del Parlamento italiano anche in funzione del recepimento della nuova direttiva europea sulle fonti rinnovabili per consentire un migliore accesso alle procedure normative applicabili ai fini della semplificazione dei meccanismi autorizzativi ed operativi sempre più spesso farraginose e lente. I ritardi delle burocrazie regionali in teme energetico segnano il fallimento delle Regioni in un campo strategico per il futuro del Paese. La dipendenza energetica dell’Italia pare non interessare i burocrati regionali e questo non lo possiamo consentire”,

martedì 3 giugno 2008

Michele del Vecchio (Tuteliamo il Fortore) solidarizza con don Franco

Postiamo la lettera aperta che Michele del Vecchio ha inviato nei giorni scorsi al direttore del "Sannio quotidiano", Luca Colasanto.

Egregio Direttore
Ho letto con molta attenzione la lettera pubblicata sul Suo giornale domenica 25 maggio a firma del Parroco di S. Bartolomeo in Galdo, Don Franco Iampietro dal titolo: “Don Iampietro: Noi della Valfortore siamo figli di una provincia disgraziata e matrigna”. Conosco bene Don Franco, mio fraterno amico fin dall’infanzia, e lo conosco come un tipo riservato, schivo molto accomodante, ma nello stesso tempo dinamico e foriero di idee. Se ha usato espressioni molto forti nei confronti di una classe politica e dirigenziale inefficiente, vuole significare che effettivamente anche Lui ha dovuto constatare l’assoluto abbandono di tutti riservato alla Valfortore.

Don Franco ha chiesto aiuto alla stampa ed ai media in generale per porre al centro dell’attenzione i molteplici problemi che affliggono da anni il Fortore ed i suoi abitanti.
Va detto che già nel novembre del 1988 l’allora Vescovo di Benevento, S.E. Mons. Carlo Minchiatti dopo una visita pastorale effettuata nei paesi fortorini volle stilare un documento di denuncia che rappresentò sia un atto di accusa verso ritardi ed inadempienze e sia una analisi storica della situazione della Chiesa locale, sempre più radicata con la sua gente tanto da condividere con loro le medesime preoccupazioni ed ansie. E’ quello che ha fatto Don Franco nel denunciare la morte di una madre di tre figli avvenuta presso l’ospedale di Campobasso, ma è quello che hanno fatto anche due suoi predecessori, Don Carmine Jarossi e Don Vittorio Moscato, che con “parole taglienti e con interviste incisive” mettevano a nudo la situazione della Valfortore e della loro Baselice negli anni ’50 e ‘70 .

Da allora ad oggi poco o niente si è fatto se ancora si continua a morire per mancanza di soccorso o se per percorrere 60 Km di strada per raggiungere il capoluogo di provincia occorrono ore di cammino.
Analizzando più attentamente la nota pastorale di S.E. Minchiatti notiamo che ad un certo punto essa punta l’attenzione sugli squilibri geologici, economici e sociali che esistono nel Fortore che forse giustificano in parte i ritardi accumulati ma certo non attenuano l’amarezza di constatare che è poco probabile che in altre zone d’Italia si possano accumulare tanti disastri, malanni, calamità dovuti a una natura ingrata. La responsabilità principe è l’incuria e l’inerzia dell’uomo. “Se c’è una meraviglia”…..leggiamo nella nota…… “è proprio quella che la gente non abbia ancora abbandonato in massa una terra , che sembra fatta apposta per umiliare, offendere, castigare chi ha avuto la fortuna di nascervi. E, appunto, il fenomeno dell’emigrazione sta lì a dimostrare che chi ha potuto è andato realmente via o è in procinto di farlo”.

A questo punto non è più tempo di parole ma di fatti, occorre percorrere strade nuove con persone motivate che hanno a cuore le sorti della nostra gente creare una nuova classe politica che programmi seriamente il futuro e che “in nome di una giustizia umana e cristiana intervenga per risolvere problemi esasperati che riguardano la sanità, la viabilità, lo sviluppo agricolo ed artigianale per i giovani” (così la nota pastorale di S.E. Minchiatti a pag. 5). Questo lo possiamo fare solo noi con le nostre forze, senza tentennamenti e titubanze, senza servilismo ma consapevoli di operare nel giusto, mandando a casa chi fino ad ora si è servito dell’onestà e della bontà della popolazione per ingiusti profitti personali. Chi ha svenduto il nostro territorio, uno dei più belli d’Italia, per pochissimi soldi a vantaggio di singoli soggetti che hanno avuto la capacità di sistemare solo parenti ed amici ma non risolvere certo il problema occupazionale. Anche la chiesa ha una grossa responsabilità è tempo di uscire dalle sacrestie “ripartendo dagli ultimi” solo sociologicamente ma “primi evangelicamente” verso nuovi traguardi non impossibili da raggiungere per il bene di tutti.
Con affetto
Michele Del Vecchio
(Pres. Ass. “Tuteliamo il Fortore”)

lunedì 2 giugno 2008

SAN BARTOLOMEO, L'OSPEDALE-SCANDALO IN COSTRUZIONE DA CINQUANT'ANNI


di GIUSEPPE CAPORALE

BENEVENTO - È un palazzo di cinque piani in costruzione dal 1958 ma che non è mai stato aperto. Lo Stato, per questo ospedale, ha già speso oltre venti milioni di euro. Non solo, ogni anno l'Azienda sanitaria locale investe altri soldi per adeguare la struttura ai cambiamenti delle normative, per sostituire gli impianti che con il tempo, nel corso di questi 50 anni, si sono ovviamente deteriorati.

Eppure, l'ospedale Padre Pio (questo il nome voluto dal sindaco Giovanni Palumbo nel 1997 con tanto di cerimonia solenne) non è mai entrato in funzione. Vuoi per i parametri dei piani sanitari regionali, vuoi per gli eterni ritardi nei lavori. Persino ora, la Asl e la Regione continuano a stanziare fondi: da pochi giorni hanno deliberato altri quattro milioni di euro per l'ulteriore messa a norma. La quarta. Il nuovo sindaco in scadenza di mandato, Donato Agostinelli (Udeur), promette che questa sarà la volta buona.

Si muore maledicendo l'ospedale della vergogna, a San Bartolomeo in Galdo, nel beneventano. Qui, nella valle del Fortore, si vive nel terrore di aver bisogno dello Stato, di aver bisogno dell'ospedale. Quando scatta l'emergenza è un terno al lotto. Una corsa contro il tempo che quasi nessuno riesce a vincere. Troppo lontano il 118 (impiega almeno 30 minuti solo per arrivare), troppo lontani gli ospedali (Lucera a 45 minuti, Campobasso a 50 minuti, Benevento a 90 minuti di distanza). E così, lungo il tragitto, si muore. Per un infarto lieve o per un incidente che altrove sarebbe banale.

Ma l'assurdo di questa vicenda è che qui l'ospedale c'è, eccome. La prima pietra fu posizionata nel 1962 dall'allora sindaco Aldo Gabriele. I lavori furono ultimati intorno alla metà degli anni settanta, dopo una prima catena di ritardi, dovuti anche ad un terremoto. I nostalgici ricordano ancora la prima clamorosa protesta, quella del "comitato di agitazione permanente", che nel 1980 inviò oltre mille cartoline all'allora presidente della Repubblica, Sandro Pertini, per chiedere l'immediata apertura della struttura.

Seguì un corteo con le bandiere di tanti partiti di allora: pci, dc, psi. Poi più nulla. Tanti padrini politici, tante promesse, ma la struttura non è mai entrata in funzione. Una settimana fa l'ultimo decesso per colpa dell'ospedale della vergogna (una mamma con tre figli piccoli, morta per un problema cardiaco). E questa volta il grido di dolore e rabbia, è arrivato dal parroco del paese, don Franco Iampietro. "Basta... Sono stanco di accompagnare al cimitero persone che hanno l'unica colpa di essere nate qui", ha scritto il parroco in una lettera aperta alle istituzioni "l'ospedale mai aperto è un vuoto monumento alla disonestà e all'incapacità di chi ne è stato, e ne è l'artefice.
Cosa deve fare questa gente per farsi ascoltare? Deve organizzare una rivolta?". A rispondere, l'attuale sindaco Agostinelli. "Apriremo nel 2009 ma sarà un country hospital: ci saranno due ambulanze per l'emergenza, guardia medica, e ottanta posti di riabilitazione gestiti da un privato". Ma non ci sarà il pronto soccorso. E così, lo Stato prima ha impiegato 50 anni per costruire un ospedale, e ora che potrebbe entrare in funzione, ha deciso che non serve più. Va riconvertito, non sarebbe economico. E nella valle del Fortore si continua a morire, maledicendo quel monumento allo spreco e alla vergogna.

(www.repubblica.it del 2 giugno 2008)
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